Consorzi degli spiriti con IG, Federvini: 3 criticità nelle norme al via

Il regolamento sui Consorzi degli spiriti con Indicazioni Geografiche è ora pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, non senza qualche dubbio

I consorzi degli spiriti con Indicazioni Geografiche (IG) hanno ora un regolamento che definisce il quadro giuridico di riferimento per il loro riconoscimento. È stato pubblicato infatti nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 7 marzo 2024 il decreto n. 233 del 29 agosto 2023 sul provvedimento. Contiene disposizioni generali in materia di costituzione e riconoscimento dei consorzi di tutela per le indicazioni geografiche delle bevande spiritose.

Questa misura, attesa dal settore dal 2016, dovrebbe contribuire alla valorizzazione dei prodotti di eccellenza e alla salvaguardia dei diritti degli operatori. Il Ministero dell’Agricoltura aveva preso l’impegno di procedere quanto prima in tal senso in occasione della fiera internazionale del vino e dei distillati Vinitaly.

Alla notizia il Consorzio Nazionale Grappa, che ora potrà ambire al riconoscimento ufficiale, e AssoDistil esprimono soddisfazione, mentre Federvini ricorda che persistono alcune criticità. Gli spiriti, insieme a vini e aceti, generano 20,5 miliardi di valore aggiunto in Italia.

Il regolamento sui Consorzi degli spiriti

Il provvedimento, basato su un disciplinare specifico, definisce le modalità per la costituzione dei Consorzi di Tutela degli spiriti.

Questi ultimi avranno il compito di fornire assistenza tecnica e di garantire una stretta collaborazione per proteggere le indicazioni geografiche da abusi, atti di concorrenza sleale e contraffazioni.

In particolare, il Consorzio agirà nell’interesse e a vantaggio di tutti i soggetti inseriti nel sistema di controllo delle indicazioni.

Potrà operare in tutte le sedi giudiziarie e amministrative per preservare l’Integrazione Geografica (IG) e tutelare gli interessi e i diritti degli operatori del settore.

La nota di Federvini

Secondo Federvini, nel testo pubblicato in Gazzetta ufficiale permangono tre criticità che la Federazione stessa aveva già evidenziato nel corso dei lavori preparatori, ovvero:

  1. I criteri minimi di rappresentatività previsti per ottenere il riconoscimento sono modesti (30% degli elaboratori o distillatori), in particolare se raffrontati al vicino settore dei vini che richiede soglie ben maggiori (35% dei viticoltori nel caso di un Consorzio senza erga omnes; 40% dei viticoltori per i Consorzi con erga omnes);
  2. Rimane non chiara la determinazione dei litri anidri. Più precisamente, ai fini del computo della rappresentatività, del funzionamento degli organi sociali e dei costi (per memoria, sono sostenuti anche dai non associati), e vista la peculiarità di talune filiere produttive, un’Azienda può avere più ruoli. Ad esempio, nella produzione della IG Grappa un distillatore potrebbe essere anche un elaboratore e anche un imbottigliatore. E, pertanto, entrerebbe nel calcolo delle tre percentuali, pur con lo stesso litro anidro. Si verrebbe a creare un doppio problema: una sopravvalutazione della produzione (lo stesso litro anidro conta più volte) e una moltiplicazione artificiale delle quote contributive dovute al consorzio, anche da parte dei non associati;
  3. Infine sorprende la possibilità di far valere ai fini del computo della rappresentatività anche i non aderenti al Consorzio.

Federvini auspica che tali criticità possano essere risolte già nei prossimi mesi. Con l’entrata in vigore della nuova disciplina UE sulle indicazioni geografiche, infatti, potrebbero essere apportati alcuni correttivi alla norma, nonché al momento della definizione degli statuti consortili, che devono essere approvati dal Ministero, il tutto a garanzia del buon funzionamento degli stessi.

Il Consorzio Nazionale Grappa

I distillatori di grappa sono felici per questo risultato che darà maggiore slancio al distillato di bandiera che merita la giusta visibilità sui mercati internazionali. Il Consorzio Nazionale Grappa è già pronto a raccogliere la sfida, rappresentando la maggior parte della produzione”, ha dichiarato Sebastiano Giovanni Caffo, Presidente del Consorzio Nazionale di Tutela della Grappa.

“Le IG bevande spiritose come la Grappa vantano centinaia di anni di storia, tramandati di generazione in generazione, e costituiscono l’emblema del patrimonio agroalimentare tricolore. La cultura del bere bene e moderatamente, tipica dei nostri distillati ad indicazione geografica – che rientrano, non a caso, nelle acquaviti ‘da meditazione’ -, trova finalmente il veicolo ideale per farsi conoscere anche in mercati finora inesplorati e per consolidare la loro posizione sia in Italia che nel panorama mondiale degli spirits. Una cultura che potrà ora raccontarsi attraverso un’unica voce, quella dei Consorzi di tutela, che raccoglieranno lo spirito della grande tradizione delle distillerie italiane”.

Caffo ha spiegato ancora: “La Grappa costituisce un unicum nel panorama internazionale, essendo esclusivamente italiana e collocandosi in perfetta armonia con la sostenibilità del settore vitivinicolo e conseguentemente, delle politiche UE di sostenibilità, poiché è ottenuta dalla distillazione delle vinacce, principale sottoprodotto derivante dalla produzione del vino, che altrimenti verrebbe sprecate e disperse. Un ciclo produttivo unico, che rende la Grappa il distillato sostenibile per eccellenza”.

Assodistil

“Fin dal 2016 la nostra Associazione si è fatta portatrice dell’esigenza di dare ai Consorzi degli spiriti le stesse funzioni assegnate ai Consorzi di Tutela dei Vini e del settore agroalimentare. Siamo lieti che il presente Governo abbia dato attuazione a questo importante passo. Ora il Consorzio Nazionale Grappa e gli altri Consorzi delle bevande spiritose a Indicazione Geografica, finalmente dispongono delle procedure per poter chiedere l’ambito riconoscimento”, ha affermato Cesare Mazzetti, Presidente del Comitato Nazionale Acquaviti e Liquori di AssoDistil, con cui il Consorzio Nazionale Grappa ha un accordo di collaborazione di lunga data.

I Consorzi di tutela si stanno dimostrando un importantissimo veicolo per il successo delle produzioni agroalimentari e vitivinicole di qualità. In un sistema come il nostro le caratteristiche organizzative, dimensionali e finanziarie non consentono di affrontare i mercati esteri. Le bevande spiritose a Indicazione Geografica soffrivano da tempo della mancanza di una procedura per il riconoscimento dei propri Consorzi di Tutela, come già previsto per i vini e le specialità alimentari. E finalmente con la pubblicazione del Decreto da oggi essa è disponibile”, ha aggiunto Mazzetti.

“Il decreto odierno”, ha continuato, “va a colmare un vuoto normativo, ponendo il trattamento dei diversi Consorzi di Tutela su un piano omogeneo. Esattamente come ha inteso fare la nuova Riforma Europea delle Indicazioni Geografiche, che accomuna i prodotti vitivinicoli, gli alimentari e le bevande alcoliche”.

Sandro Cobror, direttore di AssoDistil, ha concluso: “Questo non è un traguardo ma un importante punto di partenza indispensabile per costruire un nuovo percorso”.

Related Posts

Ultimi Articoli