Carema: il vino che nasce fra le montagne e i pilun

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Ce lo racconta il Presidente della Cantina Produttori Nebbiolo di Carema, Viviano Gassino.

A nord del Piemonte, al confine con la Valle d’Aosta, c’è una zona vitivinicola che preserva un fascino unico, quasi OW8A3765fuori dal tempo. Si tratta di Carema, un unico nome per indicare un comune e un vino, una di quelle zone border line capaci di unire elementi presi a prestito da una e dall’altra cultura, come un bipolide. Che siamo in Piemonte lo si capisce dal vitigno principe, il Nebbiolo. Ma dimenticatevi le dolci pendenze delle zone al sud: a Carema la viticoltura è di montagna e i vigneti strappano terra alle alture moreniche, con fitti terrazzamenti sorretti da muretti a secco. Il paesaggio è di quelli che lasciano a bocca aperta, con un percorso molto bello – il Sentiero dei Vigneti – che passa fra i pergolati di castagno sorretti da i così detti pilun, strutture troncoconiche di pietra e calce che hanno anche la funzione di rilasciare di notte il calore accumulato durante il giorno. La produzione di questo vino è quasi ad unico appannaggio della Cantina Produttori Nebbiolo di Carema, fatto salvo un altro piccolo produttore (con soli 2,5 ettari): una realtà sociale che conta 101 soci, per un totale di 13,5 ettari.

“Un tempo gli ettari vitati erano molti di più – racconta il presidente della Cantina Viviano Gassino – ci sono testimonianze dei primi del ‘900 che parlano di 120 ettari di superficie a vigneto in questa zona. Poi con le guerre e il boom industriale molti hanno preferito dedicarsi ad attività più remunerative. Ancora oggi il ricambio generazionale è per noi un problema. Tutti, ad eccezione dei pensionati, facciamo viticoltura part time: questa zona è così ricca di storia e di potenzialità espressive che sarebbe un peccato perdere questo patrimonio enologico”. La Doc Carema è nata nel 1967 (è stata la prima Doc rossa della provincia di Torino) e gran parte del merito va proprio alla cantina sociale, nata nel 1960 dall’impegno di dieci soci.

Spiega Gassino: “Inizialmente il vino veniva vinificato da ogni singolo conferitore e poi passato nella primavera successiva alla nostra cantina per l’affinamento, che doveva essere di minimo quattro anni. Poi ci sono state numerose modifiche al disciplinare, fino alle ultime del 2010: oggi il Carema esiste in versione base e riserva, due anni di invecchiamento il primo e tre il secondo, di cui una parte obbligatoriamente in botte grande di rovere o castagno”. “Si tratta di un vino unico – continua – con un colore tendente al granato, una belle mineralità, profumi caratteristici, eleganza e longevità”. L’assaggio conferma tutto quanto è stato detto. L’ultima piacevole sorpresa riguarda l’acquisto: da una viticoltura come questa, quasi eroica, e abituati ai prezzi di altri tipi di vino a base Nebbiolo, ci si aspetterebbe una cifra proibitiva. Niente del genere invece: il rapporto qualità prezzo è assolutamente eccellente e con una decina di euro (allo shop della Cantina Produttori) potrete portarvi a casa una bottiglia di ottimo Carema.

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