Anguille a rischio estinzione, gli chef le escludono dai menù

Esattamente come tante altre specie animali e vegetali, anche le anguille sono a rischio estinzione. Al momento, il 95% è già scomparso, al punto da essere state inserite nella lista rossa dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (Iucn).

Con l’obiettivo di sensibilizzare quanto più possibile su questo argomento, a dicembre 2023 era già partito un appello da parte dei più grandi chef del mondo per escludere dai menù dei ristoranti questo prodotto ampiamente utilizzato per la preparazione di pietanze anche gourmet. Stando ai dati, il mercato globale dell’anguilla (in particolare quello dell’anguilla selvatica) valeva 4,3 miliardi di dollari nel 2022 con un tasso di crescita del 2,2%. Cifre non indifferenti, ma che purtroppo dovranno passare in secondo piano.

A lanciare l’allarme sul rischio estinzione dell’anguilla è stata, in primis, la Ong Ethic Ocean, alla quale si sono accodati i membri del World Culinary Council di Relais & Châteaux escludendo, appunto, l’anguilla dai loro menù e invitando gli altri colleghi a seguire il loro esempio. Non solo, perché il loro appello è stato rivolto anche alle autorità, chiedendo la sospensione della pesca dell’anguilla europea.

Come stanno intervenendo le autorità?

In realtà, le autorità lavorano già da tempo sulla tutela e sulla salvaguardia di questo pesce in estinzione, almeno per quanto riguarda l’Europa. In particolare, la Commissione Generale per la pesca nel Mediterraneo ha organizzato una ricerca in 9 Paesi, Italia compresa, per la conservazione della specie e la preservazione della pesca artigianale.

Al contempo, è stato avviato un Piano gestionale nazionale che prevede il divieto di pesca dell’anguilla in numerose regioni, così come la riduzione della stessa in molti bacini, e una nuova normativa per il prelievo e l’utilizzo di ceche nelle acqua italiane.

Anguille pesca
Fonte: agrifoodtoday.it

A quanto pare, però, tutto questo non basta e a dichiararlo è stato Federparchi: nonostante gli sforzi compiuti dalle istituzioni e dai settori della pesca e dell’acquacoltura, la condizione dell’anguilla è decisamente critica.

Basti pensare che, in riferimento ai dati relativi al 2021, solo in Italia vengono catturate almeno 50 tonnellate di anguille, tra gialle e argentine, destinate poi alla vendita, nonostante sia in vigore il divieto di pesca da gennaio a giugno. Nel 2023 la situazione è degenerata, tanto che alcune regioni italiane hanno posto il fermo per tutto l’anno.

Il progetto Lifeel

Per la fine del 2024 è prevista la conclusione del progetto europeo Lifeel, il primo destinato alla conservazione dell’anguilla europea e all’incremento delo stock naturale. Il suo obiettivo principale consiste nel contrastare le gravi minacce che colpiscono questa specie, soprattutto in Paesi come l’Italia e la Grecia. Nello specifico dell’Italia, il progetto insiste nell’area del bacino idrografico del fiume Po e del Delta del Po.

“Oltre a individuare i soggetti più adatti alla riproduzione e migrazione per definirne le caratteristiche – ha spiegato Massimiliano Costa, direttore Parco Regionale Delta del Po Emilia-Romagna – il progetto punta a ottenere la riproduzione in cattività. Assieme alle Università di Bologna, Tokio e Amsterdam siamo in dirittura di arrivo con questo obiettivo”.

Fonte immagine di copertina: Cookist

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