Angelo Gaja, campione di vino italiano, per la terza volta sulla copertina di Wine Spectator

Il re del Barbaresco, che per anni ha cercato in tutti i modi di convincere gli americani ad accoglierlo nel tavolo dei grandi classici del vino internazionale, ha finalmente raggiunto il suo obiettivo.

Angelo Gaja, fiore all’occhiello del Piemonte e icona italiana, ha così conquistato la sua terza copertina su Wine Spectator e non su un numero a caso, ma su quello del mese di aprile 2024 che viene pubblicato proprio a ridosso di Vinitaly; non è una grande novità, dato che ogni anno la rivista parla proprio dell’Italia in occasione dell’evento di Verona, tra i più importanti per quanto riguarda il settore vinicolo a livello mondiale.

Angelo Gaja copertina Wine Spectator
Fonte: Wine News

La copertina, dal titolo “Angelo Gaja, champion of italian wine” è la terza per il pioniere piemontese: la prima risale al 1985, quando l’Italia non era ancora una potenza esportatrice di vino come oggi, mentre la seconda è del 2011. Questo nuovo successo ha permesso a Gaja di “superare” altri personaggi di spicco del vino italiano, come Piero Antinori (con due copertine), Oscar Farinetti, Lodovico Antinori, Marilisa Allegrini e Nicolò Priscilla Incisa della Rocchetta.

Un’intervista che parla di passato, presente e futuro

Tra le pagine del numero di aprile di Wine Spectator è possibile leggere una lunga intervista fatta da Shanken a Gaja, attraverso la quale i due parlano non solo degli ultimi 50 anni della storia del vino, ma anche del futuro. Non solo, perché con l’occasione si celebra anche un anniversario importante per Gaja, dato che il suo primo viaggio negli Stati Uniti risale proprio al 1974, quando ancora il mercato dei fine wine italiani era davvero piccolissimo. Come ha sottolineato Shanken, Gaja “ha viaggiato instancabilmente, promuovendo la sua convinzione che i vini di Barbaresco, del Piemonte in generale e di tutta Italia potessero essere di livello mondiale”.


Il giornalista ha preso la palla al balzo per raccontare un aneddoto tanto divertente quanto interessante su Angelo Gaja: era il 1991 ed era riuscito a convincerlo a tenere una presentazione alla New York Wine Experience, rivelatasi poi un vero e proprio seminario di fronte a oltre mille persone. “Alla fine del seminario c’era una pausa – racconta Shanken – che è il momento in cui tutti corrono verso le porte per fare altre cose in giornate davvero intense. Questa volta, tuttavia, alla fine del seminario, centinaia di partecipanti si misero in fila per salutare Angelo Gaja e stringergli la mano. Era come se stessero incontrando il Papa. In 42 anni di Wine Experience non ho mai visto un pubblico così affezionato ad una persona. Carisma”.

L’intervista, che sarà pubblicata anche online dal 12 marzo 2024, parla anche di futuro, personificato sia da Shanken, che da Gaja dai figli di quest’ultimo: Gaia, Rossana e Giovanni che, con estremo impegno e profonda dedizione, hanno deciso di seguire le orme del padre.

Angelo Gaja con la famiglia
Fonte: Repubblica

Il numero di aprile di Wine Spectator, inoltre, prevede un ampio articolo dedicato alle degustazioni di vini del Piemonte; la firma è di Bruce Sanderson, che all’annata 2019 ha dato un punteggio di 97 su 100 (non male). “Gaja è ben presente tra i top wines, sia con Barbaresco che con Barolo” sottolinea Shanken, spoilerando il prossimo successo dell’imprenditore piemontese. 


L’Azienda Gaja

Attualmente, l’attività di Angelo Gaja è un vero e proprio impero del vino made in Italy. Conta ben 100 ettari destinata a Barbaresco, Treiso e Barolo, che offrono oltre 350mila bottiglie ogni anno. L’azienda vanta terreni anche in Toscana e in Sicilia.

Il cavallo di battaglia di Gaja è indubbiamente il Barbaresco: 100% Nebbiolo, consiste in un vino rosso piemontese appartenente alla “vecchia scuola”, nel senso che punta tutto sull’equilibrio; le uve fermentate, macerate e poi affinate per 12 mesi in legno separatamente, vengono sottoposte poi a maturazione per altri 12 mesi.

Il risultato è un Barbaresco complesso ed elegante, equilibrato, dai tannini fini, in grado di superare le mode e le tendenze e rivelarsi un evergreen irresistibile; non a caso, infatti, sia il Barbaresco, sia gli altri vini prodotti da Gaja sono presenti nei menù dei ristoranti stellati di tutto il mondo, il che fa onore non solo a un pioniere della viticoltura italiana, ma all’intero Belpaese.

Fonte immagine di copertina: Cronache di Gusto

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