Allarme Sigep: nuove regole Ue ostacolano macchine per gelaterie e pasticcerie made in Italy

L’Italia è conosciuta in tutto il mondo per la sua tradizione enogastronomica e i piatti tipici di ciascuna Regione sono tanto ammirati, quanto invidiati in ogni parte del Pianeta. E il gelato non è escluso, anzi: la sua filiera da oltre 3 miliardi di euro si basa su un primato internazionale assegnato a una ventina di aziende che producono macchine, componenti e arredi per gelaterie e pasticcerie e che, ogni anno, si incontrano al Sigep di Rimini.

Il comparto in questione, membro di Acomag, fattura ben 750 milioni di euro, l’equivalente dell’85% del mercato mondiale delle attrezzature per gelaterie. Insomma, un vero e proprio record che pochi settori economici italiani possono vantare.

Questo basta a far comprendere quanto tutto ciò che riguarda il gelato, dalla produzione alla conservazione, sia molto importante per l’Italia e per il mantenimento del suo ruolo di leader mondiale. Ma c’è un però: l’Unione Europea, con l’introduzione di nuove regole in merito, potrebbe seriamente compromettere questo primato.

Le regole Ue che spaventano Sigep, gelatai e pasticceri

Uno dei temi centrali proprio dell’ultima edizione di Sigep, sul quale sono stati avanzati numerosi dubbi ed evidenti preoccupazioni, è stato avanzato da Marco Cavedagni, Presidente di Acomag, e riguarda il nuovo Regolamento Europeo F-Gas: “Entrerà in vigore molto presto, entro febbraio, ed ha l’obiettivo di ridurre in tempi vicinissimi le emissioni di gas fluorurati ad effetto serra. Un obiettivo che noi per primi da anni intendiamo raggiungere – ha sottolineato Cavedagni – tanto che già qui al Sigep sono state presentate nuove linee di macchinari che usano i gas naturali come richiesto dal Regolamento. Ma i tempi previsti per l’adeguamento sono improponibili – ha aggiunto – perché tutto deve avvenire entro il 1° gennaio 2025 e quello che più preoccupa è che sarà proibita anche l’esportazione delle attuali attrezzature in Paesi dove tra l’altro non esiste e non esisterà nessun divieto, dove non vogliono né vorranno avere impianti con i nuovi gas altamente a rischio, come il propano o ad alta pressione. Con il rischio altamente probabile di vedere i competitor stranieri aggiudicarsi quei mercati che oggi comprano il made in Italy”.

contenitori-refrigeranti-gelato

Insomma, l’ennesimo “bastone” che l’Unione Europea sta posizionando tra le “ruote” dell’Italia, un Paese che sta cercando di riprendersi dopo la pandemia da Covid-19 e una vendemmia 2023 non proprio rosea, e di rimanere a galla nonostante le guerre in Ucraina e sulla striscia di Gaza, l’inflazione, la crisi economica e gli assedi degli Houthi dello Yemen nel Mar Rosso.

I danni che queste nuove regole comporterebbero andrebbero a gravare non solo sul comparto dei gelati, ma anche su altri settori manifatturieri professionali che utilizzano gas fluorurati. L’unica ancora di salvezza consisterebbe in un intervento massiccio dei singoli governi che, unendosi, potrebbero forse ottenere qualcosa.

L’intervento di Efcem

Per l’Italia, quindi, è scesa in campo anche Efcem-Confindustria (di cui Acomag fa parte), dato che anche l’export di tutti i macchinari professionali destinati a ristorazione, food e hospitality sono a rischio. Perché a essere coinvolte nel dibattito non sono solo le macchine per il gelato, ma anche quelle per la refrigerazione, gli abbattitori, i fabbricatori di ghiaccio e tutte le attrezzature che scaldano/raffreddano all’occorrenza.

A esporsi è stato proprio Andrea Rossi, Presidente di Efcem, che a Food24 ha dichiarato: “Nessuna azienda italiana è contraria alle misure che dal 2014 l’Europa ha intrapreso per l’abbattimento dell’effetto serra e per l’efficientazione degli impianti. Anzi, siamo sempre stati in prima linea su questa scelta. Ma – ha aggiunto – i tempi necessari per cambiamenti molto costosi e complessi di intere filiere di componentistica e prodotti finiti sono ben altri, non certo pochi mesi. In altre occasioni i regolamenti entrati in vigore dal 2014 abbiano sempre previsto tempi nettamente più lunghi, di 6-7 anni. E stiamo ancora, per così dire, litigando con chi intende imporre queste regole. Per questo occorre una proroga di quattro anni. Non appena entrerà in vigore, chiediamo che il governo italiano cominci l’iter previsto dal Regolamento per le obiezioni e le deroghe assolutamente necessarie”.

bancone-refrigerante

Tra l’altro, stando a quanto valutato da esperti del settore, l’eventualità di sostituire le linee di produzione per acconsentire alle richieste dell’Ue costerebbe “solo” 500mila euro per singola linea.

A fronte di ciò, Rossi è stato molto chiaro: “Noi intendiamo competere ad armi pari – ha evidenziato – e la richiesta che inoltriamo al governo riguarda non la legittimità di una transazione green sulla quale siamo da anni in prima linea, ma la necessità di competere con le necessarie tecnologie in termini prima di tutto di una filiera di componentistica come la nostra. E considerando anche la complessità delle certificazioni e della formazione necessaria del personale a contatto, in locali pubblici, con gas infiammabili. Pensiamo per esempio anche agli ospedali”.

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