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Nel vino sento…

Nel vino sento…

Cipria, Vinavil e addirittura le figurine Panini. I grandi nasi d’Italia confessano a Vinitaly quello che hanno sentito nel vino

Fonte dell'immagine: www.vinialtoadige.com

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Credo siano in molti i neofiti che quando sentono parlare di sentore di pipì di gatto davanti ad un Sauvignon non riescono a trattenere un sorriso. E invece è proprio così: nel vino si possono trovare profumi (o al contrario aromi sgradevoli) inaspettati. A dirlo fu Luigi Veronelli che irruppe con l’idea che “il vino non fosse solo vino” e con l’idea che si può usare un linguaggio in assoluta libertà per descriverlo.

A ricordarlo è proprio Vinitaly, la kermesse veronese che aprirà il sipario il prossimo 6 aprile, raccogliendo i pareri e le impressioni di grandi nasi (e grandi palati) d’Italia, come: Luca Gardini (Campione del mondo 2010), Luca Martini, Adua Villa, Paolo Baracchino, Eleonora Guerini (Gambero Rosso), Gigi Brozzoni (Seminario Veronelli), Fabio Giavedoni (Slow Wine), Enzo Vizzari (L’Espresso), Franco Ricci (Bibenda), Luca Maroni (Annuario dei Migliori Vini Italiani) e Ian D’Agata.

Pietra focaia, cuoio, punta di matita, sangue, pelliccia bagnata, peperone grigliato: il lessico della critica e della sommellerie enoica, tra sentori animali, legnosi, balsamici, chimici, eterei, floreali, fruttati, speziati, vegetali ed empireumatici – nella loro classificazione classica – è ricco di sfumature, a volte strane e divertenti, ma, c’è da dire, di impatto e capaci di accendere la curiosità. Anche se, dicono critici e sommelier, oggi sono le parole ed il linguaggio più semplice e vicino agli amanti del buon bere, quelli che preferiscono utilizzare.

gardini-1-nov-08Si va dalla cipria sentita da Luca Gardini in una vecchia annata di Barolo (“nota polverosa e leggermente aromatica”) al profumo di sesso sfrenato confessato da Paolo Barrachini, libero appassionato degustatore e assaggiatore del Grand Jury Européen, che racconta di averla trovata in uno Champagne, un Pinot Meunier in purezza, aggiungendo anche di aver sentito spesso la colla Vinavil, la Coccoina, altre volte il gambo di un ciclamino spezzato (con una nota di acidità spiccata).

Tra i sentori in assoluto più curiosi, le figurine Panini in un vino campano, come ricorda Eleonora Guerini , curatrice della Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso. Gigi Brozzoni parla invece di un pessimo odore di porro cotto o minestrone, aggiungendo “una delle cose che più amo nei vini è quando sento un po’ di tabacco o di cuoio: mi sento a casa, tranquillo, rassicurato”.

Ci sono poi impressioni che ti fanno andare indietro con la memoria, “come quel sentore che ho percepito una volta in un Verdicchio” racconta Fabio Giavedoni , curatore della guida Slow Wine: “Mi ricordava l’odore che sentivo da ragazzino tra i giocatori di una squadra di calcio in cui militava mio zio, un odore fortissimo che mi piaceva tantissimo e non ho mai capito che cosa fosse. L’ho sentito in questo vino, e poi ho capito che era odore di canfora, utilizzando un prodotto per scaldare i muscoli”.

Con il vino, del resto, ci vuole un approccio serio, ma senza farlo diventare noioso: un sentore strano e veramente tipico, percepito dal wine communicator Ian D’Agata (curatore di Vinitaly International Academy, iniziativa educativa rivolta agli operatori del settore all’estero) in un vino bianco di Puglia è una nota intensissima di curry: “Sembrava di aver mangiato un piatto speziato, sembrava pollo al curry”.

Aduavilla“Sono sempre andata contro la filosofia dei sentori che mettono in imbarazzo e allontano le persone che ti stanno seguendo – dice la regina delle sommelier e volto noto del piccolo schermo Adua Villa –; ci possono essere, ma sono veramente per grandi intenditori. Una volta ho sentito un collega parlare di sentore di carruba birmana: mi sono permessa di prendere il telefono. Però – confessa –, sono strana da un altro punto di vista perché mi piace giocare molto sui sillogismi tra musica e vino: David Bowie, eclettico, trasformista, e la sua musica mi fanno ricordare certi vini eclettici, che si trasformano nel bicchiere”.

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