Mercato vini pregiati: investire senza rischi

Coloro che amano compiere investimenti sicuri e redditizi nel tempo non hanno alcun dubbio: puntano tutto sulle etichette di vino pregiato, che si rivela (e conferma) ancora una volta l’asset primario di investimento.

A conferma di questa tendenza arrivato i dati di Knight Frank Luxury Investment Index, che ha registrato una crescita del mercato dei fine wine del +137% solo negli ultimi 10 anni, e le analisi di Luxury Market Repor (della celebre casa d’aste Christie’s), che rilevano come questa tendenza stia coinvolgendo anche la generazione dei Millennials. Attualmente, proprio questi ultimi rappresentano il 24% delle vendite totali di vini e spirits prestigiosi a livello internazionale.

Come vanno le cose in Italia?

La panoramica italiana giunge da una ricerca di Intesa Sanpaolo Private Banking dal titolo “Collezionisti e Valore dell’Arte in Italia”, secondo cui le bottiglie di lusso verrebbero collezionate da un misero 1% degli italiani a fronte del 21% che preferisce, invece, collezionare dipinti e opere d’arte.

Su questo trend si è espresso Luigi Sangermano, imprenditore del lusso e AD di Laurent-Perrier Italia, raffinata maison francese specializzata nella produzione e nella commercializzazione di Champagne: “Investire nel vino pregiato permette di avere un punto di vista assai più ampio rispetto ai tradizionali investimenti in beni rifugio quali oro, orologi e diamanti. Investire nelle etichette di alta gamma che possono essere consumate dai collezionisti – ha spiegato – rende il mercato molto più sicuro, quindi meno volatile e con capacità di rendimento a doppia cifra nel lungo periodo: il terribile conflitto in corso, paradossalmente, non creerà particolari problematiche a questo comparto, anzi. Nei prossimi anni – ha conscluso – ci sarà una bolla speculativa che farà nuovamente calare le quotazioni dei classici beni rifugio bruciando capitali e facendo calare drasticamente il numero di operazioni sul mercato. Il vino pregiato, al contrario, continuerà il suo percorso di crescita, magari rallentando, ma comunque senza mai fermare lo scambio e la crescita di valore”.

Bottiglia di Champagne

A spalleggiare questa analisi c’è anche il Centro Studi Moneyfarm, società di consulenza online per gli investimenti, nonché tra le più grandi società di gestione patrimoniale digitale in tutta Europa. Di recente ha, infatti, pubblicato online una guida destinata proprio a coloro che desiderano investire in questa tipologia di beni. Tra gli asset proposti, quello del cosiddetto “oro rosso” è da sempre considerato un bene rifugio affidabile, decisamente più sicuro dell’oro, caratteristiche dimostrate dai rendimenti ottenuti negli ultimi anni.

Ovviamente, l’investimento nel mondo del beverage non è esattamente aperto a tutti, poiché richiede competenze tecniche ben precise, oltre che tantissima pazienza; i guadagni, infatti, si hanno nel medio e nel lungo termine. A determinare e influenzare la quotazione di una bottiglia concorrono diversi fattori, quali l’etichetta (cioè la fama del brand e la reperibilità), l’annata (dato che il valore di un vino dipende direttamente dal livello di maturazione che, in tantissimi casi, dura decenni) e anche la zona di provenienza; in quest’ultimo caso, è bene precisare che pochissime zone al mondo possiedono una credibilità costruita nel corso dei secoli e si tratta dei Super Tuscan, del Barolo, del Brunello, dello Champagne, del Bordeaux e della Borgogna.

Di norma, il punto di riferimento di tutti i trader è il London International Vintners Exchange (Liv-ex), ma è preferibile riservarlo ai professionisti; gli investitori privati possono, invece, rivolgersi anche a distributori o rivenditori abilitati, oppure acquistare su siti specializzati che possano, tramite apposita assistenza clienti, indirizzarli verso le scelte migliori.

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