I vini pregiati in via di estinzione: la denuncia in un documentario francese

I vini pregiati conosciuti in tutto il mondo sono indubbiamente quelli francesi, seppure l’Italia riesca a tenere testa in modo eccellente. Amati e apprezzati per la loro qualità e per il gusto inconfondibile, hanno risentito (e stanno ancora risentendo) dei vari problemi che imperano in Europa, così come nel mondo, a partire dalle guerre in Ucraina e a Gaza, passando per l’inflazione e completando con il cambiamento climatico.

Quest’ultimo, in particolare, sta alla base del declino dei vigneti francesi, continuamente sotto attacco da parte non solo di tempeste e grandinate alternate a siccità, ma anche da malattie della vite come la peronospora. I danni registrati solo nell’ultimo anno, il 2023, sono davvero elevati e i viticoltori si mostrano sempre più preoccupati per il destino dei loro vigneti.

A dare voce a tutto questo è il documentario “Un point c’est tout”, cioè “Questo è tutto”, che parla proprio dei danni alla viticoltura causati proprio dai cambiamenti climatici. Il protagonista del lungometraggio è il vivaista Lilian Bérillon che, insieme ad altri produttori francesi, propone allo spettatore un quadro a dir poco apocalittico dell’attuale situazione della viticoltura. Lo scopo è di far comprendere che se non si interverrà tempestivamente, i grandi vigneti (e di conseguenza i grandi vini) saranno destinati a scomparire nell’arco di pochi decenni.

Ad aggravare la situazione altri due fattori: le proteste dei viticoltori e lo stesso Stato francese, che ha stanziato ben 150 milioni di euro per l’espianto delle vigne. La rabbia di produttori e viticoltori è tantissima, e l’atmosfera è più che tesa; il tutto emerge chiaramente tra le scene del documentario con protagonisti Anselme Selosse, Jean Louis Chave, Peter Sisseck e Lalou Bize Leroy, tutti personaggi di spicco del panorama vitivinicolo che hanno deciso di unire la loro voce a quella di Lilian Bérillon per denunciare tutti i problemi che bisogna affrontare, partendo dal numero elevatissimo di giovani viti che muoiono prematuramente ogni anno.

Viticoltori francesi

Questo aspetto non è da sottovalutare, anzi, così come evidenziato da Lalou Bize Leroy: “Una vera catastrofe, visto che è dalle vecchie viti, di almeno 40 anni, che si ottengono i grandi vini”. E arrivati a questo punto non è più possibile attribuire la colpa al solo cambiamento climatico, perché le piante prodotte industrialmente mancano di diversità e, quindi, sono incapaci di invecchiare. “Con questo documentario – ha dichiarato Bérillon – ho voluto aprire la discussione e fare luce sull’opacità del sistema e sulle modalità operative dell’intera professione vivaistica viticola, che deve seriamente rivalutare il proprio approccio”.

Le previsioni future

Lilian Bérillon ha viaggiato per oltre 20 anni in giro per il mondo alla ricerca di soluzioni utili ed efficaci per contrastare il declino di vini e vigneti, un problema che ormai coinvolge sempre più viticoltori. E proprio da qui è partita la sua idea di riunire un gruppo composto da un sommelier, un ristoratore, uno scienziato e diversi produttori di vino per metter su un documentario volto a raccontare esperienze reali e problemi altrettanto reali, oltre che ricorrenti in ogni vigneto francese.

Attraverso i racconti, Bérillon ha voluto sensibilizzare il pubblico, offrendo al contempo uno stimolo per le generazioni future. Non solo, perché un altro scopo del documentario è quello di lanciare un messaggio di speranza: “Ho voluto prendere posizione dando spazio alle aziende vinicole e alle case di champagne – ha sottolineato – con cui il nostro vivaio ha lavorato per molti anni. Coloro che, come noi, sono convinti di aver fatto la scelta giusta nel lanciare sul mercato un nuovo tipo pianta.

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