Cina, dazi su import vini australiani: arriva la revisione

La Cina rivedrà i dazi sull’import di vini australiani, che oggi ammontano al 218%. La dinamica economica della Cina, pur avendo vissuto anni ruggenti, sta attraversando un periodo meno brillante, influenzando anche il settore vinicolo. Le importazioni di vino, soprattutto provenienti da Francia e Australia, hanno subito una significativa inversione di rotta dopo anni di crescita a doppia cifra. Questo cambiamento ha spinto la Cina a riconsiderare i dazi applicati ai vini australiani, aprendo la strada a una revisione che potrebbe portare a benefici significativi per entrambe le nazioni. Vediamo insieme cosa sono i dazi della Cina sull’import di vini australiani e cosa sta per cambiare.

Cosa sono i dazi della Cina sull’import dei vini australiani

Avete mai sentito parlare della disputa dei dazi della Cina all’Australia? L’Australia, tra i principali esportatori di vino, ha affrontato una sfida significativa con l’entrata in vigore dei dazi cinesi al 218%. Questa imposizione, avvenuta in concomitanza con misure anti-dumping più ampie, ha drasticamente ridotto le esportazioni di vino australiano verso la Cina. Dall’apice di 1,2 miliardi di dollari, il valore delle esportazioni è praticamente azzerato. Questa situazione ha avuto ripercussioni non solo sul settore vinicolo australiano ma anche sulla bilancia commerciale tra i due Paesi.

I dati dei vini australiani

Nel periodo di dodici mesi conclusosi a settembre 2023, secondo i dati forniti da “Wine Australia“, il settore vinicolo australiano ha affrontato significative sfide,. Le esportazioni di vino australiano hanno registrato una diminuzione dell’11% in valore, attestandosi a 1,79 miliardi di dollari australiani, e una riduzione del 4% in volume, con 604 milioni di litri.

Questi risultati si collocano ben al di sotto della media decennale precedente di 2,31 miliardi di dollari, rappresentando il valore più basso in quasi due decenni. In particolare:

  • la diminuzione delle esportazioni è stata influenzata da diversi fattori, tra cui l’impatto delle condizioni commerciali globali eccezionalmente difficili che hanno prevalso dal 2020. Il valore medio delle esportazioni è sceso del 7% a 2,96 dollari al litro FOB, riflettendo la sfida di bilanciare offerta e domanda in un mercato fortemente competitivo;
  • sebbene i volumi di esportazione siano rimasti stabili negli ultimi 18 mesi, il trimestre più recente ha evidenziato una diminuzione del 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questo declino è stato guidato principalmente dalla diminuzione delle esportazioni verso il Regno Unito e il Canada, riflesso delle sfide economiche in queste regioni;
  • il valore complessivo delle esportazioni ha mostrato una tendenza discendente dal picco di 3,1 miliardi di dollari nel 2020. Gli Stati Uniti hanno giocato un ruolo determinante in questo calo, insieme a Canada e Regno Unito. Tuttavia, la crescita in Hong Kong ha parzialmente compensato questa diminuzione. Nel trimestre di settembre, il calo del valore si è accentuato, registrando una diminuzione del 16% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente;
  • il calo delle esportazioni riflette le tendenze di consumo globale di vino, con una previsione che la produzione mondiale superi la domanda di circa il 10% nel 2023. Questo eccesso di offerta globale, persistente negli ultimi anni, rende il commercio del vino sfidante in termini di volume e prezzo;
  • la tendenza alla salute e al benessere ha un impatto significativo sul consumo di vino a lungo termine. La diminuzione del consumo di alcol, incluso il vino, è evidente, con consumatori che cercano opzioni a basso contenuto alcolico. Questo si riflette anche nella preferenza per vini premium (oltre 10 dollari a bottiglia) rispetto a quelli di fascia più bassa. La moderazione nell’alcol è guidata non solo da motivazioni di salute ma anche da considerazioni finanziarie, con i consumatori disposti a pagare di più per quantità inferiori;
  • le esportazioni di vino confezionato hanno subito una diminuzione del 13% in valore, scendendo a 1,31 miliardi di dollari, mentre quelle non confezionate sono aumentate del 5% in volume, raggiungendo i 416 milioni di litri. Questo ha portato a un cambiamento significativo, con la quota delle esportazioni non confezionate che è cresciuta del 6%, raggiungendo il 69% del volume totale.

Inoltre, per i vini australiani, nel corso dei dodici mesi, si è osservato un aumento della quota di vino bianco, passando dal 44% al 46%, mentre quella di vino rosso è scesa al 51%.

Questo cambio è stato particolarmente evidente negli Stati Uniti e in Canada, mentre il Regno Unito e la Germania hanno visto un aumento nella quota di vino rosso. Il vino rosso fermo ha registrato una diminuzione del 14% in valore, scendendo a 1,14 miliardi di dollari, rappresentando il volume più basso dal 2003. In contrasto, le esportazioni di vino bianco fermo sono diminuite del 4% in valore, ma sono aumentate dell’1% in volume.

In sintesi, il settore vinicolo australiano affronta una serie di sfide, ma anche opportunità. La revisione imminente dei dazi cinesi rappresenta una speranza per il ripristino delle esportazioni verso un mercato cruciale. Nel contesto delle mutevoli dinamiche globali, la flessibilità e l’adattabilità del settore saranno fondamentali per navigare con successo attraverso le sfide e capitalizzare sulle opportunità emergenti.

Le novità in arrivo sui dazi della Cina per i vini australiani

Come accennato, tra Cina e Australia segnali di distensione sono emersi, aprendo la strada a una revisione dei dazi cinesi sull’import dei vini australiani. L’annuncio ufficiale arriva con l’indicazione che la Cina prevede di rivedere, nei prossimi giorni, queste misure punitive.

L’agenzia di stampa internazionale Reuters riporta che la revisione potrebbe comportare una forte riduzione dei dazi. Questo segna una svolta significativa nella tensione commerciale tra i due Paesi. La portavoce del Ministero del Commercio cinese, Shu Jueting, sottolinea l’intenzione di bilanciare gli interessi di tutte le parti coinvolte.

La procedura di revisione dei dazi cinesi sull’import dei vini australiani

La portavoce del Ministero cinese del Commercio ha sottolineato l’approccio obiettivo, equo e aperto nella revisione dei dazi, invitando tutte le parti interessate a presentare commenti scritti entro un determinato periodo.

Cioè a partire dal 7 dicembre 2023. Questo processo partecipativo indica un impegno per considerare tutte le prospettive e trovare soluzioni che soddisfino le esigenze di entrambe le nazioni.

Quali sono i vantaggi della revisione dei dazi della Cina sull’import vini australiani

La revisione dei dazi cinesi sull’import dei vini australiani potrebbe portare numerosi vantaggi per entrambe le nazioni coinvolte. Ovvero:

  • in primo luogo, la riduzione dei dazi consentirebbe alle cantine australiane di riconquistare accesso al vasto mercato cinese, riaprendo opportunità commerciali preziose. Questo, a sua volta, potrebbe contribuire a rinvigorire l’industria vinicola australiana e a sostenere migliaia di posti di lavoro nel settore;
  • una revisione positiva dei dazi avrebbe impatti positivi sulla bilancia commerciale tra Australia e Cina. Con la ripresa delle esportazioni di vino, l’Australia potrebbe assistere a un aumento delle entrate. Ridurrebbe il deficit commerciale e rafforzando la relazione economica tra i due Paesi. Questo potrebbe segnare un passo importante verso la normalizzazione delle relazioni commerciali e diplomatiche tra Australia e Cina.

In conclusione, la revisione imminente dei dazi cinesi sui vini australiani rappresenta una speranza per il settore vinicolo australiano. Si tratta di un passo positivo verso la normalizzazione delle relazioni commerciali tra Australia e Cina. Gli esiti di questa revisione avranno un impatto duraturo sulle dinamiche economiche e commerciali tra i due Paesi, con potenziali benefici per entrambe le economie.

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