L’Uruguay ed i suoi vini, un racconto oltre confine

I vini dal Sud America: Scopriamo l’altro lato dell’Uruguay

Per chi non conosce l’Uruguay e i suoi vini, deve sapere che questo Paese ha un grande potenziale vitivinicolo grazie alla situazione pedoclimatica ottimale della quale può beneficiare. Negli ultimi anni infatti il comparto è notevolmente cresciuto sia come numero di cantine che anche per la qualità delle produzioni.

La viticoltura dell’Uruguay

Nel Paese troviamo tre fasce climatiche:

  • il nord: ha un clima più caldo con un suolo leggero e vocato alla viticoltura
  • il sud: clima di alta influenza marittima, dove troviamo la maggior parte dei terreni vitati
  • la zona centrale: lungo il fiume Negro, caratterizzato da un clima ottimale e terreni fini e drenanti

Esistono ufficialmente otto regioni vinicole: il nord, la costa nord, il nord-est, la costa sud, la zona centrale, il sud-ovest, il sud e il sud-est e 15 sotto-aree più piccole. La maggior parte del vino uruguaiano proviene dai vigneti del sud del paese, dai dipartimenti di Canelones, Montevideo e San José.

paesaggio-Uruguay
paesaggio Uruguay

Con questo racconto cerchiamo di portarvi oltre i confini del nostro Bel Paese per scoprire sapori e profumi che non sono comuni. Virtualmente vi presentiamo l’Uruguay, non solito come meta enoturistica ma interessante, testimoniato in prima persona da Egone Ratzenberger, Ambasciatore d’Italia e, come già detto nell’articolo che parlava del Blaufränkisch, instancabile cultore del mondo enoico.

Una storia dall’Uruguay, da leggere tutto d’un fiato

“Paese vitivinicolo in crescita. Anche notevole. Chi scrive, e in Uruguay negli anni Novanta ha trascorso cinque anni, registrò allora l’esistenza di un vino del tutto accettabile, ma non eccezionale. Normalmente bevibile.

Ma la “Republica oriental” ha saputo fare molti progressi. Chiederete: ma perché “Republica oriental”, attesochè si colloca nel sud-ovest del mondo? Ma perché faceva una volta parte dell’Argentina (con il Vicereame del Rio della Plata e dopo) e ritenne di staccarsi da Buenos Aires ai tempi del crudele dittatore Rosas. Si ebbe una guerra civile a cui dalla parte dell’Uruguay partecipò convintamente e valorosamente il nostro Garibaldi al quale proprio allora fu conferito il titolo di generale. Comunque, collocati ad oriente dell’Argentina, gli uruguayani amano definirsi “orientales”, ingenerando sovente qualche confusione negli stranieri che non capiscono cosa c’entri l’Asia con l’Uruguay. Ma ci si abitua.

Il vitigno “oriental” per eccellenza è il Tannat che è stato portato laggiù dal francese Herriague e in Uruguay esso viene anche denominato con il cognome di quest’ultimo. Come ben sappiamo il Tannat è però un vitigno del sud-ovest della Francia e mi dicono che comincia ad essere coltivato di più anche in Europa. Ne proviene un vino rosso molto intenso e speziato. Però anche molti altri vitigni prosperano nel paese sudamericano come il Syrah ed il Merlot. Fra i bianchi lo Chardonnay e il Sauvignon blanc. Gli emigranti piemontesi portarono il Barbera che era, mi dicevano, abbastanza diffuso ma che ai miei tempi già lo toglievano per sostituirlo con ceppi francesi. Peccato!

In realtà quel procedere era con ogni probabilità il frutto di una, direi, intelligente programmazione che mirava, sulla scia di Cile ed anche Argentina, ad elevare il livello di qualità dei vini uruguayani per favorire le esportazioni soprattutto verso gli Stati Uniti e forse anche verso il Brasile, il quale Brasile annovera i suoi vini più potabili proprio ai confini con l’Uruguay a nord ed ad ovest.

Parlando della programmazione possiamo ancora dire per esempio che a Montevideo hanno allargato il loro sguardo altresì verso ampie coltivazioni di eucalipti – terra non alberata ne hanno tanta – per ricavarne carta e l’Argentina si è molto adontata quando progettarono di edificare una cartiera sul comune fiume Uruguay. Poi lo hanno fatto lo stesso. Hanno altresì creato allevamenti di storione per ricavarne caviale che però poi risultava caro come quello russo! Si tratta di iniziative affascinanti a cui dovremmo rivolgere un pensiero.

Comunque già verso la fine degli anni ’90 si poteva constatare un netto miglioramento nella qualità di parecchi vini uruguayani con positivi riscontri nell’esportazione, tendenza che si è affermata fino ad oggi. Eccellente ad es. la vendemmia del 2020! Conseguenza del perfezionamento delle tecniche di vinificazione e dell’adozione di varie misure intese al progresso nella creazione del nettare.

Alcuni dati tecnici: l’Uruguay non è poi così piccolo come sempre si afferma. Esso corrisponde circa ad un terzo dell’Italia. E’ l’America latina che è enorme. E le relative nazioni (ndr. 8.600 Ettari, Produzione vini 1.000.000 Ettolitri, Consumo procapite 30 Litri/anno). Comunque il 60 per cento della superficie addetta alle colture vinicole si trova a sud intorno alla capitale Montevideo che gode di un clima fresco e ventilato. Il resto è sparso in tutto il paese soprattutto accanto ai fiumi per complessivi 1200 ettari con una produzione stimata in circa centomila ettolitri.

Proprio nella zona di Montevideo si ebbe il ricevimento ufficiale in occasione della riunione in Uruguay dell’Organizzazione mondiale delle Vigne e del Vino nel 1996 (o era il !997) con un’offerta di bevande che trovai veramente interessante: dell’ottimo, veramente ottimo, vino bianco oppure a scelta dell’acqua minerale leggermente frizzante. Null’altro salvo, si capisce, qualcosa da mangiucchiare.

Aggiungo un’altra considerazione: mi auguro veramente che gli uruguayani apprezzino ancora di più questo nobile regalo della loro terra. Perché in realtà indulgono molto al “mate” una specie di tè di foglie di agrifoglio paraguayano (aquifogliacee).

È un tè leggermente stimolante, niente di che. Ma molti ci sono affezionati e vanno in giro per le “ramblas” con il loro thermos. Perdono, si capisce, molto, ma magari non lo sanno”.

mano punta de l'este Uruguay
Mano Punta Del Este Uruguay

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