Marche: la legge sull’enoturismo e il Distretto del Cibo

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Le Marche approvano la legge sull’enoturismo e progettano il Distretto del Cibo e del Biologico

Nello scorso week end, in occasione di “Segugi del Gusto“, Food Brand Marche e Regione hanno ‘ufficializzato’ l’approvazione della legge sull’enoturismo e il progetto del Distretto del Cibo.

La legge che regola l’enoturismo

La Regione ha approvato il 9 novembre scorso la legge che disciplina l’attività enoturistica nelle Marche.

Dal confronto è emerso che la valorizzazione del territorio e delle produzioni deve passare anche attraverso l’accoglienza. Una accoglienza più consapevole e pronta a rispondere alle richiste del mercato turistico, per rafforzare l’immagine della intera regione. Altro punto trattato è quello della destagionalizzazione dei flussi turistici. In questo l’affiancamento del comparto agroalimentare sarà fondamentale.

La nuova normativa consente di potenziare l’immagine complessiva del territorio regionale a partire dalle eccellenze più rappresentative della sua tradizione, della storia e della cultura enogastronomica, con l’ulteriore obiettivo di incrementare il ritorno sia per le aziende produttrici che per il comparto dell’hospitality.

Sempre secondo la legge la formazione per imprenditori e addetti all’accoglienza nei territori è indispensabile al fine di definire itinerari enoturistici che mettano in rete anche tutti i siti di interesse naturalistico, culturale, artigianale e industriale regionali, con l’attivazione di azioni di comunicazione per la promozione e la conoscenza di tali realtà in Italia e all’estero e con particolare attenzione anche per le aree interne e i piccoli borghi, cercando di favorire una destagionalizzazione dei flussi turistici.

Per l’assessore all’Agricoltura, Mirco Carloni: “Insieme all’avvio del distretto del biologico, la regione si candida a diventare un pioniere internazionale per la promozione dei prodotti locali e per un turismo legato all’eccellenze agricole dei territori. Le Marche vantano un settore vitivinicolo estremamente vivace e fortemente rappresentativo dei luoghi di produzione. L’attività enoturistica può e deve attivare un circolo promozionale virtuoso, in grado di amplificare le caratteristiche di eccellenza dei vini legandole alla cultura, alla tradizione e alla storia degli areali produttivi”.

Il Distretto del cibo

Si è parlato di “Distretto del cibo e del biologico” più grande d’Italia nella conferenza di venerdì scorso.

Il progetto coinvolgerà ben 2100 aziende che fanno parte di Food Brand Marche, l’associazione di produttori del settore agroalimentare con scopo di valorizzare e promuovere territorio, turismo, prodotti. Presenti Antonio Centocanti e Alberto Mazzoni, presidente e direttore di FBM. L’associazione, che rappresentano il 50% della produzione territoriale per un fatturato di 850 milioni di euro, raccoglie e promuove 32 prodotti certificati della regione facendo squadra, da Gabicce a San Benedetto del Tronto, tra i produttori di vino, olio, carni, formaggi, legumi, tuberi, olive, pasta, bio, presidi Slow Food, ortofrutta, salumi.

Tutto questo lavoro sarà poi digitalizzato e facilmente fruibile perché si sta realizzando una app “percorsi del gusto” che guiderà i visitatori nelle Marche.

L’assessore regionale all’Agricoltura Mirco Carloni, vice presidente della giunta: “insieme all’avvio del distretto del biologico, la regione si candida a diventare un pioniere internazionale per la promozione dei prodotti locali e per il turismo legato alle eccellenze agricole dei territori. L’attività enoturistica può e deve attivare un circolo promozionale virtuoso, in grado di amplificare le caratteristiche di eccellenza dei vini legati alla cultura, alla tradizione, e alla storia degli areali produttivi”.

Carloni continua rivolgendo l’attenzione alla coesione e collaborazione tra tutte le parti, all’immagine di una regione unita e che lavori per uno scopo comune.

“La legge sull’enoturismo, con l’opposizione che ha dato oggettivi contributi e fondi per 3,5 milioni di euro, prevede attività formativa in favore dell’offerta, ma anche semplificazione: si potrà finalmente fare mescita nei luoghi di produzione. E in questi cammini culturali del vino fondamentali saranno i link con gli artigiani, le eccellenze, le strutture ricettive, i Gal. Insieme, con collaborazioni pubblico/privato, vogliamo creare valore aggiunto”.

Programma condiviso dal direttore di Food Brand Marche Alberto Mazzoni, anima dell’Istituto Marchigiano del Vino, che ha sottolineato come il comparto vitivinicolo sia “vivo, vegeto e coeso, pronto a condividere l’esperienza consortile con realtà da strutturare” come quella dei maccheroni di Campofilone.

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