Irpinia: un territorio per quattro varietà da scoprire

“L’Irpinia, una terra da raccontare”, l’esperienza del Vinitaly dove la Regione ha raccolto molti pareri positivi e le quattro varietà autoctone

Si è presentata così l’Irpinia al Vinitaly di quest’anno, con una collettiva da scoprire di 89 aziende e un calendario ricco di iniziative, tra turismo, arte e cultura, un viaggio in un territorio capace di sorprendere.

Nell’area dedicata all’Irpinia alla 54esima edizione di Vinitaly, si sono presentate ben 89 le aziende, un imperdibile punto di passaggio per winelover, appassionati e addetti ai lavori che hanno affollato gli spazi della manifestazione scaligera. La collettiva è stata organizzata dalla Camera di Commercio di Avellino.

Come ha evidenziato il Commissario Straordinario Gaetano Mosella l’importanza del Vinitaly di quest’anno era nella possibilità di incontrarsi e di confrontarsi di nuovo grazie ai vini prodotti dalle cantine della regione viticola, che sono anche il punto di forza trasmesso dalla Campania quest’anno.

Il vino che racconta territorio e tradizioni di una delle zone produttive più ricche di storia del Bel Paese. Dalle storie dei nostri vignaioli ai racconti di un territorio capace di incantare e di sorprendere, insieme alla consapevolezza che, come sempre, l’Irpinia è una protagonista del mondo del vino.

L’Irpinia, la terra accogliente e genuina da scoprire

Il claim “L’Irpinia, una terra da raccontare” non poteva essere più azzeccato. E’ il calore che avvolge le parole dei produttori mentre raccontano i loro prodotti, è l’impeto con cui queste parole si materializzano in immagini, profumi, colori di paesaggi dell’entroterra campano. E’ il vino che da protagonista diventa narratore e ambasciatore del proprio territorio. L’Italia è davvero una bel Paese. Il feeling che si respira in questa accolgiente regione viticola si riesce a percepirlo anche fuori e l’incontro tra produttori e degustatori diventa una bella opportunità di confronto tra chi produce vini e chi li comunica, in un vis a vis dal quale, sulla base delle esperienze passate, possiamo dire che entrambi le parti escono arricchite.

Oltre alla comunicazione, le aziende stanno puntando molto sui mercati esteri, richiamando buyer e professionisti internazionali. Si registra una crescita esponenziale che i vini irpini stanno riscontrando presso i mercati esteri, come dimostrano ampiamente i dati ISTAT che parlano di un incremento del +6,8% dell’export del 2021 rispetto al 2020, per un totale di oltre 21 milioni di euro. Da evidenziare, tra l’altro, gli exploit ottenuti presso mercati fondamentali come America del Nord (Stati Uniti e Canada) che registra un + 33,9% e Asia che fa segnare un lusinghiero +35,5%.

“L’ente camerale in questi anni – spiega Luca Perozzi, Segretario Generale della Camera di Commercio di Avellino – ha lavorato per offrire ai nostri vignaioli la possibilità di incontrarsi con importanti esponenti di diversi mercati esteri e continuerà a farlo nel futuro. Conosciamo l’appeal e le potenzialità dei nostri vini e dobbiamo fare in modo che le etichette irpine diventino sempre più un punto di riferimento per chi determina i flussi di acquisto. Vinitaly, in tal senso, rappresenta un palcoscenico fondamentale dove muoversi, intercettare le tendenze, costruire rapporti che aprano nuovi scenari ai produttori. Senza dimenticare che il vino e le eccellenze agroalimentari costituiscono ormai da tempo un volano imprescindibile per l’intera economia dei territori”.

Anche il turismo enogastronomico è un asset fondamentale per il nostro Paese su cui l’Irpinia sta puntando molto, puntando i riflettori su un turismo votato alla ricerca del buono e del bello. E dove il vino rappresenta davvero un fil rouge importante: basti pensare al Taurasi, che durante il Vinitaly è stato protagonista di una guida che racconta dei 17 Comuni che impreziosiscono l’areale di produzione, piccoli gioielli tutti da scoprire. Come da scoprire sono le 5 declinazioni dell’Aglianico: dallo Spumante al Rosato, dai Campi Taurasini al Passito, con il passaggio obbligato per il Taurasi DOCG. Così come la scoperta di nuovi vitigni quali il Roviello Bianco detto Grecomusc’, autentica chicca per intenditori.

L’Irpinia è un sud diverso, fuori dai consueti schemi, capace di sorprendere e talvolta di spiazzare chi da una regione come questa si aspetta solo spiagge e mare. Una terra che si presenta come una tavolozza di emozioni, ricca di borghi e castelli, con le montagne dell’Appennino e circondata da un verde che incanta. E poi ci sono i vini, semplicemente straordinari, e la passione dei produttori, in grado di raccontare, con le loro etichette, una storia che vale la pena ascoltare.

Dal cuore della Campania le quattro varietà tipiche della viticoltura irpina da scoprire

La Campania annovera un “portafoglio prodotto” in campo enologico variegato ed ampio, testimoniato dalle numerose Denominazioni di origine protetta, con punte di eccellenze in grado di competere con le più rinomate produzioni nazionali ed internazionali. Ogni vino, in questa regione, è l’espressione diretta di particolari elementi caratteristici e precipui, della storia e delle tradizioni specifiche del territorio. È ambasciatore di cultura, artigianato, usi e risorse del paesaggio e dell’ospitalità. Ogni provincia campana, inoltre, si caratterizza per i suoi vigneti autoctoni e si identifica con il suo vino in una simbiosi che affonda le sue radici in epoche remote.

L’Irpinia è una culla di produzioni vinicole di grande pregio. Parlare dell’Irpinia significa, tuttavia, possedere una intima conoscenza dell’Aglianico, principale vitigno a bacca nera della Campania, che trova la sua massima espressione proprio in questa terra, e dei vitigni a biacca bianca Greco e Fiano.

Vitigni autoctoni, secolari, danno vita alle tre grandi DOP/DOCG dell’Irpinia: il Taurasi, di un bel rosso rubino, vino meritevole di lunghissimo invecchiamento. Il Greco di Tufo, con profumi unici che ricordano la pesca e la mandorla amara. Il Fiano di Avellino, vino elegante, di un giallo paglierino più o meno intenso. Accanto, tuttavia, a tale produzione riconosciuta con la menzione di origine va data contezza di una massa critica di altrettante produzioni enologiche parimenti tipiche e qualitative: sono i vini da vitigni cosiddetti “minori”, ma che di minori hanno solo i quantitativi. Si parla, ovviamente, di un inestimabile patrimonio ampelografico non di rado irripetibile per condizioni microclimatiche ed habitat.

Quattro sorsi di Irpinia da raccontare e scoprire

Nel “viaggio” sensoriale che abbiamo fatto durante il Vinitaly 2022, presso lo spazio Irpinia, sono state 4 le aziende che ci hanno presentato i loro vini. Nei calici hanno sfilato anche 4 varietà tipiche della zona, egregiamente interpretate dalle mani dei produttori.

1- Tenuta Sarno 1860 e il Fiano di Avellino

L’azienda nasce nel 2004 ed è situata a Candida, un piccolo paese non lontano dalla provincia di Avellino dove la famiglia è cresciuta, che ha ispirato lo stile delle produzioni di questa azienda. In particolare del Fiano, che proprio in questo territorio ha trovato le condizioni ideali per produrre dei vini di particolare eleganza. Qui le radici affondano in terreni di natura argillosa e calcarea, ricchi di potassio e fosforo, con residui vulcanici.

Da una prima fase di sola produzione viticola, grazie alla passione e l’intraprendenza di Maura, l’azienda ha sviluppato anche la parte produttiva e così nel 2009 cominciano a prendere forma la cantina come la conosciamo oggi. L’idea è sempre stata quella di dedicarsi alla produzione di un’unica tipologia di uvaggio, così da poter dar vita ad un prodotto d’eccellenza, frutto di dedizione, passione e attenzione meticolosa ai dettagli.

La vendemmia 2009 è stata il punto di partenza per un nuovo capitolo di questa storia, fatta di tante soddisfazioni e sacrifici che hanno portato presto anche numerose soddisfazioni. I riconoscimenti della stampa e del mercato, l’importanza di un progetto trasparente, un territorio sorprendente, ma più di ogni cosa un’azienda fatta di persone che credono e abbracciano la nostra filosofia è quello che ci caratterizza e ci rende forti.

Il loro Fiano di Avellino “Erre” si descrive con eleganti note di agrumi, pesca gialla e pompelmo e fiori bianchi. In bocca è balsamico e chiude con una nota di nocciola tostata. Persistenza e complessità completano il quadro sensoriale di un vino di classe che ha un ottimo potenziale di affinamento.

2- Petrillo, Aglianico

La storia della cantina Petrillo comincia nel 1980 quando Maurizio, appena adolescente si appassiona alla viticoltura e grazie agli insegnamenti del papà Gaetano e del nonno Raffaele, inizia a seguire i vigneti di famiglia. Seguirono decine di vendemmie, notti di lavoro tra i vigneti e ore in cantina, fino a quando nel 2001 costituisce l’azienda vitivinicola Petrillo. Un’azienda vicina al territorio rispettosa della natura, sempre alla ricerca della qualità con un carattere che, nonostante la crescita del brand, resta accogliente, familiare e fondato su rapporti di fiducia e amicizia con i clienti.

Oggi Petrillo Vini è presente sui mercati internazionali ed è coordinata da Maurizio Petrillo, dalla moglie Samantha Martignetti e dai tre figli Anthea, Gaetano e Daisy. A ognuno dei membri della famiglia è dedicato un vino, espressione della visione del suo artefice e risultato di scelte produttive ricercate, di selezione accurata di uve, di grado di appassimento, di tecniche di fermentazione, di periodo di maturazione dei vini.

Il loro Taurasi Riserva Docg “Nottetempo” si presenta con un colore rosso rubino intenso. Al naso si esprime con il tipico aroma fruttato e floreale accompagnato da spezie scure. In bocca è caldo, strutturato, con un tannino elgante e ben integrato, grazie anche alla permanenza in affinamento.

3- Le Ormere, Greco di Tufo

Carmine Iannaccone e Fiore Cecere, due amici di vecchia data che si ritrovano dopo anni e che, spinti dalla comune passione per il vino, danno vita nel 2012 all’azienda vitivinicola “Le Ormere”. Un nome evocativo, un’espressione dialettale che richiama i grandi olmi che regnavano e regnano ancora tra le vigne decennali, nel territorio vocato di Santa Paolina, in Irpinia.

L’associazione con l’Olmo, che in passato era utilizzato come tutore naturale per la crescita e lo sviluppo della vite, non è casuale per un’azienda che intende privilegiare i processi naturali e produrre vini che siano frutto di una gestione rispettosa del territorio e di un uso attento delle tecniche di produzione.

Le Ormere è un’azienda biologica di piccole dimensioni che intende trasformare una materia prima di grande qualità, proveniente esclusivamente da vigne di proprietà, per produrre vini di personalità e carattere e ricercare nel vino la qualità e gli equilibri ottenuti in vigna, nel rispetto dei processi naturali. “Le Ormere” produce un solo grande vino, il Greco di Tufo Docg Biologico, ricco e potente, espressione unica di un territorio fortemente vocato, che si ricava da Uve raccolte nel mese di Ottobre nelle Vigne di Castelmozzo e Marotta, due dei siti più rappresentativi della tipicità del Greco di Tufo Docg.

Le fasi di lavorazione e di affinamento, improntate alle più moderne tecniche di vinificazione, sono costantemente tese a garantire la tipicità del Greco di Tufo docg bio Le Ormere, che è, vendemmia dopo vendemmia, espressione inconfondibile del territorio in cui è prodotto. Siamo, pertanto, orgogliosi di poter offrire un prodotto, il “Greco di Tufo Docg Biologico Le Ormere”, espressione autentica del nostro territorio e della nostra voglia di fare vino.

Il loro Greco di Tufo Docg Bio ha un colore giallo paglierino con un profumo intenso e persistente. Si avverte un buon sapore agrumato che si conferma dal primo assaggio con una buona nota di pompelmo rosa, miele selvatico, note balsamiche e minerali in bocca che si innalzano su una struttura resa elegante da una presenza di tannini morbidi. Retrogusto fine e persistente.

4- Cantina della Collina, Piedirosso

L’azienda è posizionata sul promontorio delle Colline Irpine, la catena dei Monti Picentini che abbracciano la città di Solofra e la piana di Montoro in provincia di Avellino. Si trova a 400 metri di altezza sul livello del mare in un area coltivata a vigneti e uliveti.

In antitesi con il territorio di appartenenza la scelta aziendale è stata di certificarsi Biologico fin dall’inizio. Il vigneto è posizionato sui gradoni a giro poggio e in forte pendenza della collina per questo non è semplice lavorare la terra, nutrire le viti, potare, legare, diradare, sfogliare e vendemmiare esclusivamente a mano. Non è facile la conduzione del vigneto senza l’utilizzo di pesticidi o agenti chimici ne utilizzando solo rame e zolfo consentiti in conduzione biologica. Le forti pendenze sono a volte di ostacolo anche per le semplici operazioni di trasporto delle uve dalla vigna alla cantina per lavorarle.

L’esposizione dei vigneti è fortemente condizionata dall’orografia della zona circostante, chiusa a nord dai Monti Picentini e aperta a Sud-Ovest verso il mare di Salerno. Questo consente un microclima determinato da estati assolate e inverni con una buona ventilazione che si mantiene tutto l’anno. Il terreno è calcareo- sabbioso di natura argillosa.

I vitigni coltivati nell’azienda sono Aglianico e Piedirosso. Nella filosofia aziendale devono essere rispettate con la massima attenzione le loro caratteristiche e per questo la vinificazione avviene in acciaio e l’affinamento in terracotta, per non influenzare le caratteristiche tipiche dei loro aromi primari, che fanno parte della loro identità. Nei vini ritroviamo una notevole freschezza ed espressioni varietali, profumi intensi, fruttati e speziati, dove il vitigno è protagonista. La produzione aziendale attualmente è di 4000 bottiglie.

Il loro Irpinia Piedirosso Doc Biologico si presenta con un colore rosso rubino vivace con riflessi violacei. In degustazione irrompe con aromi floreali tipici del vitigno come la viola e al palato è fresco, croccante, senza perdere struttura e persistenza. L’equilibrio di tannino e corpo dona al vino una piacevole beva e un buon equilibrio.

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