Etna Doc, il vino che nasce all’ombra del vulcano

L’Etna è il vulcano attivo più alto d’Europa. Le vigne che sorgono sulle pendici del vulcano danno vita ad un vino unico e che può nascere solo tra le colate laviche che segnano questo pezzo di Sicilia.

Patrimonio mondiale dell’UNESCO, l’Etna si trova sulla costa orientale della Sicilia, in provincia di Catania, ed è il vulcano attivo più alto d’Europa, uno tra i più attivi del globo. L’Etna è il simbolo di quella parte di Sicilia, amato e temuto al punto da essere chiamato “Mamma Etna” dai catanesi.

L’Etna e l’enoturismo

Negli ultimi anni l’enoturismo nella zona dell’Etna è cresciuto enormemente. D’altronde il vulcano e i suoi dintorni offrono paesaggi unici al mondo, ricchi di fascino. Il particolare terroir di queste zone favorisce la coltivazione della vite. I vini qui prodotti hanno dato vita alla DOC Etna.

L’Etna è tra le montagne più alte d’Europa. Il suo paesaggio è completamente diverso da quello tipico dell’alta montagna. Ciò che attende il turista sui versanti di questo monte dal cuore infuocato sono atmosfere lunari, scenografici contrasti tra pietra scura e lava incandescente e una vegetazione tenace che riesce a ricavarsi spazi vitali in un ambiente ostile. In un’escursione di mezza giornata o una giornata intera si riescono a concentrare tante viste inusuali e altamente suggestive: campi lavici formati da colate recenti o antiche, paesini distrutti dalle eruzioni, crateri spenti, l’impressionante caldera della Valle del Bove, grotte vulcaniche. E i crateri sommitali ancora attivi.

La DOC Etna

Secondo il mito, l’attività di ceneri ed eruzioni laviche del vulcano sarebbero il “respiro” infuo­cato del gigante Encelado, sconfitto da Atena e intrappolato per l’eternità in una prigione sot­terranea sotto il Monte Etna. I terremoti sareb­bero causati dal suo rigirarsi tra le catene. Con l’aiuto del tempo, l’azione dell’uomo ha te­nacemente sovrapposto al paesaggio lavico un paesaggio agricolo tra i più ricchi dell’isola dove l’arte di coltivare e lavorare la vite ha origini e usanze antiche. Già nella “Storia dei vini d’Italia” pubblicata nel 1596, venivano ricordati i vini prodotti sui colli che circondano Catania la cui bontà veniva attribuita alle ceneri dell’Etna. 

Oggi, all’unicità di questi vini, con­corrono alcuni fattori:

  • i terreni di origine vulca­nica, a volte ciottolosi e ghiaiosi, a volte sabbiosi o, meglio, cinerei,
  • l’età delle viti
  • le grandi escur­sioni termiche, che arrivano anche a 25/30 gradi tra il giorno e la notte. 

In quest’area troviamo alcuni dei vigneti più vecchi coltivati in Italia, addirittura più che centenari e ancora a piede franco. Anche se non mancano impianti a cordone speronato o a spalliera la forma di allevamento più usata, che è anche quella più tradizionale, è l’alberello etneo arrampicato su tutto il monte con l’aiuto delle nere terrazze di pietra lavica.

La zona di produzione del vino DOC Etna è localizzata in provincia di Catania e comprende il territorio dei comuni di Biancavilia, S. Maria di Licodia, Paternò, Belpasso, Nicolosi, Pedara, Trecastagni, Viagrande, Aci S. Antonio, Acireale, S. Venerina, Giarre, Mascali, Zafferana, Milo, S. Alfio, Piedimonte, Linguaglossa, Castiglione e Randazzo.

I vitigni dell’Etna

In questo particolare terreno si coltivano i vitigni autoctoni dell’Etna: Nerello mascalese e Nerello cappuccio per rossirosati spumantiCarricante e Catarratto per i bianchi. Il Nerello mascalese è la varietà principale della zona e si presume sia originario della Contea di Mascali. Tanti paragonano il Nerello al Nebbiolo per la maturazione tardiva (seconda decade di ottobre) e al Pinot nero per quanto riguarda la sensibilità all’annata e al territorio di appartenenza. Dalla fine degli anni 90 è stato un crescendo di produttività e una gran fioritura di cantine e nuove aziende vinicole. Ciò ha portato a una grande valorizzazione del territorio, a un natu­rale sviluppo della produttività e ad un notevole miglioramento della qualità dei vini.

La storia recente della coltivazione è caratterizza­ta da un periodo particolarmente florido e positi­vo, lo sviluppo di nuovi vigneti, l’incremento del­la professionalità e dell’occupazione, numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali.

Mascali, dove nacque il Nerello

I borghi racchiusi nel territorio della DOC Etna sono tutti meritevoli di una visita.

Mascali è il luogo che dà il nome al Nerello Mascalese, il vitigno più diffuso sulle pendici dell’Etna. La sua storia è strettamente legata al vulcano. Eruzioni e terremoti devastarono due volte la città di origine bizantina: la prima nel 1693, la seconda nel 1928. Negli anni Trenta si decise quindi di ricostruire il borgo più a valle, vicino al mare. Oggi, quindi, Mascali si presenta con un’impronta architettonica fascista. Il territorio del Comune si estende dal mare all’alta montagna con una ricchezza di paesaggi unica. Si presume che il Nerello Mascalese sia originario della Contea di Mascali, un vastissimo territorio che, a partire da alcune donazioni normanne del XII secolo e fino ai primi dell’800, comprendeva oltre all’attuale Comune di Mascali, parte dell’Acese, gran parte delle falde orientali e nordorientali del vulcano e persino molte plaghe del messinese.

Zafferana Etnea

Il borgo di Zafferana Etnea si trova su una terrazza naturale: da un lato si vede la montagna, dall’altro il mare. Qui la natura ci regala una vista davvero unica. Il nero della lava si fonde con il blu del mare, il verde della vegetazione e il giallo delle ginestre e dello zafferano.

Piedimonte Etneo

Il borgo di Piedimonte Etneo domina la parte orientale del Parco dell’Etna. È un borgo settecentesco, base di partenza ideale per chi desidera affrontare un’escursione sull’Etna.

Linguaglossa

Secondo la tradizione il paese di Linguaglossa fu edificato su sette colate laviche, di cui una, sempre secondo la leggenda, si formò dopo l’intervento di Sant’Egidio che arrestò con il suo bastone una colata di lava che minacciava il paese. Particolarità del borgo sono le vie lastricate in pietra lavica e i murales. Poco distante si trova Piano Provenzana, la stazione sciistica più frequentata dell’Etna.

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