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Dalla esperienza digitale del Marche Digital Wine Tasting per arrivare di nuovo ai wine tour in presenza, l’enoturismo Marche affronta la ripartenza con un invitante excursus sulle sue proprie denominazioni e regioni vinicole tutte da scoprire e visitare nella vostra estate 2021!

Cosa è il Marche Digital Wine Tasting

Non è una assurdità se si associa l’anno del Covid con l’anno della rivoluzione digitale che, forzatamente o no, ha subito una incredibile accelerata, ridisegnando radicalmente il sistema comunicativo di numerose realtà agricole, che in poco tempo hanno dovuto adottare termini poco avvezzi alla “semplicità” della vita rurale ed agricola.

A tale proposito, una grande iniziativa ha coinvolto la regione Marche, l’Istituto Marchigiano di Tutela Vini ed i suoi produttori, che proprio in epoca Covid hanno concluso ed attivato il progetto “Studio Marche”. Uno studio televisivo interamente dedicato all’agroalimentare marchigiano. In questa sede si è da poco conclusa la prima edizione del Marche Digital Tasting, un tour virtuale in 8 tappe alla scoperta dei vini dell’unica regione al plurale del Belpaese. In questo viaggio iniziato a marzo, hanno preso parte un limitato gruppo di giornalisti italiani e stranieri che si sono collegati in diretta zoom con “Studio Marche” di Palazzo Balleani a Jesi, l’hub digitale coordinato da IMT di cui abbiamo già parlato.

Ad ogni appuntamento erano presenti sei produttori che hanno presentato la propria azienda ai “viaggiatori”, che con il calice in mano ed ognuno con la bottiglia si sono confrontati sulle impressioni organolettiche dei vini degustati, sulle filosofie aziendali delle cantine e sulle scelte di comunicazione delle relative denominazioni.

Comunicazione, qualità e tecnologia. Sono questi i punti chiave del successo che i produttori tutti intendono raggiungere.

Ecco gli 8 appuntamenti del Digital Wine Tasting:

  1. I Castelli di Jesi
  2. Il Rosso Conero
  3. Il Verdicchio di Matelica
  4. Il Lacrima di Morro d’Alba
  5. I Colli Maceratesi
  6. Le Doc di nicchia delle Marche
  7. Le Docg delle Marche
  8. Le bollicine delle Marche

Una panoramica che ci regala tantissimi spunti per proporvi un viaggio, questa volta in presenza, nella regione Marche, patria del Verdicchio, che ha il grande onore ed onere di aver trainato, in positivo, i dati di vendita ed imbottigliamento anche nella più oscura delle epoche alle quali abbiamo assistito. Ma non solo. Perché le Marche sono anche bianche, rosse, rosate e bollicine. Ecco quindi qualche idea che vuole guidarvi nelle vostre eno-perlustrazioni in questa variegata regione.

I CASTELLI DI JESI

Una delle denominazioni più famose della regione. Patria di Verdicchio. Territorio ampio situato all’interno di un anfiteatro naturale, la Doc Castelli di Jesi include una fascia estesa di terra, che collega la costa alla catena pre-appenninica, solcata dal fiume Esino. Ventiquattro “Castelli”, ossia dei borghi fortificati, delimitano la zona “Classica” tradizionale di produzione del vitigno principe della denominazione: Il Verdicchio.

La geografia è piuttosto variabile, infatti le colline che la costellano si alzano dalla parte costiera all’entroterra fino ai 550 metri di Cupramontana ed Apiro. Il clima temperato, il caldo mitigato dalle brezze marine e con significative escursioni termiche nei versanti più elevati. I suoli che lo rappresentano dimostrano altrettanta variabilità: marnoso-argillosi con substrati di calcare nelle alture di Apiro, Cupramontana, Staffolo; medio impasto (argilla e arenaria) nella fascia intermedia; terreni sabbiosi vicino alla costa.

Il nome Verdicchio deriva dal colore dell’acino, che mantiene evidenti sfumature verdi anche a piena maturazione. Doc dal 1968, il Verdicchio prodotto nei Castelli di Jesi è conosciuto per la sua inconfondibile personalità e per la sua sorprendente versatilità, in grado di ottenere ottimi risultati in tutte le tipologie, compresi gli spumanti Metodo Classico e i vini passiti. Nel 2010 arriva la Docg “Castelli di Jesi Riserva”, che esprime il grande potenziale di uno dei più grandi vini bianchi italiani.

Ventaglio aromatico versatile. Raccolta precoce e vigneti posti più in alto danno vita a vini agili, freschi, dai profumi floreali e accentuate sfumature agrumate. La raccolta medio-tardiva svela tipici ricordi di mandorla, ampie percezioni fruttate e delicati ricordi di anice. Uve surmature offrono accenti di miele, erbe aromatiche e confettura di frutta estiva. Il vino ha un grande potenziale di invecchiamento. In bottiglia si arricchisce di complessità ed armonia, coniugando il bouquet con sensazioni balsamiche e minerali.

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi si sposa con i piatti della cucina mediterranea: dai piatti di pesce – tra cui il tipico brodetto della costa marchigiana – a crostacei e molluschi, fino alle carni bianche, dalle carni bollite a funghi, tartufi e fritti di verdure.  

  • Lucchetti
  • Colognola
  • Casal Farneto
  • Piersanti
  • Pievalta
  • Tenuta di Tavigliano
  • Umani Ronchi
  • Marotti Campi
  • Santa Barbara
  • Socci

IL ROSSO CONERO

Piccola grande eccellenza regionale, la Doc Rosso Conero, il cui disciplinare consente di utilizzare 85% di Montepulciano e massimo 15% di varietà a bacca nera permesse, come il Sangiovese, è stata la prima denominazione istituita nelle Marche (1967) a cui ha fatto seguito il riconoscimento del Conero Riserva Docg nel 2004, che può esprimere tutto il potenziale del vitigno e per cui può essere utilizzato il Montepulciano in purezza. La selezione delle uve e la raccolta posticipata rispetto alla Doc permettono in questo caso una maturazione ottimale con piena concentrazione degli zuccheri nell’acino. La maturazione di 24 mesi consente di ottenere un vino di grande caratura e capace di mantenersi per lunghi anni.

Data la sua posizione, estesa nel comune di Ancona, nel comprensorio del Monte Conero (unico promontorio della costa italiana adriatica compresa tra Trieste e Gargano) a ridosso della costa, è definito “un vino rosso affacciato sul mare”.

Ad oggi sono 350 gli ettari vitati, nei comuni di Ancona, Offagna, Camerano, Sirolo, Numana e parte dei comuni di Castelfidardo ed Osimo, in un ambiente caratterizzato da terreno calcareo e da una specifica esposizione alla luce e alle brezze marine.

Il vino che si produce ha una colorazione intensa, corpo e tannicità media, ma in giovane età dimostra maggiore esuberanza e vivacità. La maturazione non sempre avviene in legno, poiché è capace di una buona evoluzione in bottiglia. È un vino adatto a piatti saporiti, arrosti e salumi.

Le temperature di servizio sono variabili, dai 15°C ai 18°C, a seconda dello stadio evolutivo del vino.

Una delle novità che riguardano la denominazione sono arrivate ultimamente con il via libera all’utilizzo del Bag in box, sempre più richiesto da alcuni mercati esteri e la introduzione delle tipologie rosato e rosato spumante metodo classico nel disciplinare.

  • Conte Leopardi
  • Marchetti
  • La Calcinara
  • Moroder
  • Le Terrazze

MATELICA

Bianco di grande interesse enologico. Con un recente intervento del New York Times il Verdicchio, della regione di Matelica, è stato battezzato un bianco vestito da rosso. Una scoperta per i transoceanici che merita l’assoluto interesse.

La storia della Doc matelicese inizia circa cinquanta anni fa, nel 1967 e la Docg, in grado di esprimere tutto il potenziale di invecchiamento, nel 2010.

Ad oggi la denominazione si estende su quasi 286 ettari attraverso i comprensori di 8 comuni (Matelica, Esanatoglia, Gagliole, Castelraimondo, Camerino e Pioraco nella provincia di Macerata; Cerreto D’Esi e Fabriano in quella di Ancona), nel cuore dell’Alta Vallesina, la sola vallata marchigiana con esposizione Nord-Sud. Un posizionamento parallelo e chiuso rispetto al mare e quindi alla sua azione mitigante, in cui si viene a creare un microclima diverso rispetto a tutte le altre vallate regionali: continentale nelle ore notturne e quindi capace di preservare al meglio l’acidità delle uve; mediterraneo durante il giorno, con un irraggiamento che esalta il contenuto zuccherino degli acini.

Proprio queste particolari condizioni geografiche, unite ai terreni calcarei e all’altitudine dei vigneti (tra i 400 e gli 850 metri sul livello del mare), influenzano il ciclo vitale del Verdicchio e conferiscono alle uve caratteristiche peculiari che identificano in maniera inequivocabile i vini di Matelica.

Nella versione “base” risalta la freschezza data dalla naturale acidità del frutto. Nelle versioni giovani sono caratteristici i sentori fruttati di mela e ananas con note di fiori bianchi freschi con palato equilibrato, fresco e sapido, chiuso da un finale di mandorla amara tipico del vitigno. Abbinamento perfetto con crudi e piatti di mare. La versione Riserva permette al vino di fare coppia con piatti più strutturati, come lo stoccafisso all’anconetana, ma anche con i piatti di carne tipici della cucina dell’entroterra. Previsti dalla Doc anche le versioni spumante e passito.

  • Borgo Paglianetto
  • Casa Lucciola

LA LACRIMA DI MORRO D’ALBA

Esclusiva della provincia di Ancona questo indigeno si conferma essere una varietà di forte personalità. Stava davvero rischiando l’estinzione, soppiantata da vitigni più facili (se non altro dal punto di vista commerciale), finché nel 1985 arriva il riconoscimento della Doc e la tutela da parte dell’IMT. 

Il nome “Lacrimadeve il suo nome alla caratteristica goccia prodotta dagli acini quando giungono a maturazione.

Oggi si conta una superficie vitata di 258 ettari nei comuni di Morro d’Alba, Monte S. Vito, S. Marcello, Belvedere Ostrense, Ostra e Senigallia, ad esclusione dei fondi valle e dei versanti collinari di Senigallia rivolti verso il mare.

Il disciplinare consente la produzione del Lacrima di Morro d’Alba d’annata, con l’inconfondibile bouquet di viola e rosa; La versione “Superiore” con almeno nove mesi di affinamento, che prevede aromi più complessi, sentori di frutti di bosco e maggior struttura; Il “Passito”, ottenuta da uve appassite naturalmente. In bottiglia evolve bene anche per oltre tre anni.

Ottimo in abbinamento a piatti locali come le tagliatelle al sugo di rigaglie di pollo, il coniglio in porchetta e, più in generale, con le carni di maiale alla griglia.

  • Lucchetti
  • Stefano Mancinelli
  • Conte Leopardi
  • Moncaro
  • Moncaro
  • Moretti Campi

I COLLI MACERATESI

I Colli Maceratesi rappresentano una delle più antiche produzioni della regione. Ha origine nella Magna Grecia, nel lontano 387 a.C., quando testimonianze narrano della ritirata dei greci di Siracusa, i quali fuggirono dal tiranno Dioniso insediandosi lungo la costa tra l’anconetano e Macerata.

Ad oggi conta 244 ettari coltivati da 49 produttori per circa 4 mila ettolitri di vino imbottigliato. Una piccola realtà che contempla le versioni rosso e bianco. Nel primo caso il vino viene prodotto principalmente con il Sangiovese (min. 85% per il Colli Maceratesi Sangiovese e min. 50% nel Colli Maceratesi rosso anche nella tipologia novello e riserva); nel secondo con il Ribona, noto anche come vitigno Maceratino (min. 85% per il Colli Maceratesi Ribona, anche nella tipologia spumante e passito e min. 70% nel Colli Maceratesi bianco, anche nella tipologia spumante e passito).

Il bianco in particolare sta riscontrando grande interesse da parte del pubblico per la sua longevità, anche per oltre due anni, che gli consente di evolvere aromi sempre più complessi ed avvolgenti.

Di base il vino che se ottiene ha un colore giallo paglierino con riflessi dorati con intensi profumi di mela, pesca e banana, note di fiori bianchi che ricordano il biancospino. Si sposa bene con i vincisgrassi bianchi (piatto tipico della tradizione culinaria marchigiana che ricorda le lasagne), il pesce arrosto, i molluschi, i crostacei e i formaggi di media stagionatura.

  • Sant'Isidoro
  • Conti degli Azzoni
  • Cantina Saputi
  • Boccadigabbia
  • Fontezoppa
  • Villa Fiorano

IL BIANCHELLO DEL METAURO

Il Bianchello del Metauro è forse meno popolare dei suoi conterranei bianchi. Tuttavia questa varietà autoctona da il nome alla prima Doc della provincia di Pesaro Urbino, approvata nel 1969.

La sua storia ha radici ben più profonde. Sembra infatti che sia stata l’arma di battaglia utilizzata nel 207 a.C. durante la famosa battaglia del Metauro da Roma contro le truppe guidate da Asdrubale. Da quanto scritto da Polibio nel libro XI de “Le Storie” (capitolo I, paragrafi 2-7) queste si sarebbero ubriacate regalando la vittoria a Gaio Claudio Nerone e alle sue legioni.

La popolarità del Bianchello si narra anche nel Rinascimento nelle parole di Sante Lancerio, storico, geografo e “bottigliere” di Papa Paolo III (1534-1559), che parla di Fano come città di “buon vino e belle donne”. E anche Andrea Bacci, medico personale di Papa Sisto V e professore di Botanica all’Università di Roma, nel suo “De naturali vinorum historia” (1596) riconosce la specificità dei vitigni coltivati nella zona di Urbino e fa riferimento ai “vini di alta qualità” assaggiati nelle campagne del Nord delle Marche.

La geografia della denominazione segue il corso del fiume Metauro, perpendicolarmente alla costa. La sua estensione è relativamente ampia e comprende i comuni di Fano, Cartoceto, Saltara, Serrungarina, Montefelcino, Isola del Piano, Fossombrone, S. Ippolito, Montemaggiore, S. Giorgio, Piagge, S. Costanzo, Orciano, Barchi, Fratterosa, l’isola amministrativa “Cavallara” del comune di Mondavio e parte dei territori comunali di Urbino e di Fermignano.

Il nome Bianchello sembra che sia correlato al colore tenue degli acini. Il vino che si ottiene ha personalità e longevità e si propone in abbinamento con piatti di pesce e carni bianche al forno e alla griglia.

Il disciplinare include, oltre alla versione ferma e giovane (palato fresco, sapido e carezzevole), anche il “Superiore” (con sfumature agrumate di fiori bianchi e frutti a polpa gialla), lo “Spumante” (con le caratteristiche agrumate in primo piano) ed il Passito (con marcate note di miele di acacia e girasole).

  • Terracruda
  • Terracruda
  • Lucarelli

IL SERRAPETRONA DOC E LA VERNACCIA DI SERRAPETRONA DOCG

La denominazione si estende nel comune di Serrapetrona e parte dei comuni di San Severino e Belforte del Chienti (Macerata). Nella stessa area insistono due produzioni tipiche: Serrapetrona Doc e Vernaccia di Serrapetrona Docg. Quest’ultima è legata alla cittadina di Serrapetrona da lungo tempo. Le prime notizie si hanno già nel Bollettino Ampelografico del 1876 e nell’Annuario generale per la viticoltura e l’enologia del 1893. Il piccolo borgo marchigiano è stato inoltre per molti anni meta di viandanti che consumavano la merenda bevendo quello che allora veniva definito “Vernacetta”.

La Serrapetrona Doc è un vino che si consuma giovane, nella versione base ma con buone potenzialità di affinamento. L’affinamento in legno lo rende speziato ed avvolgente e la permanenza in bottiglia si può protrarre anche oltre i 2-3 anni. Il vino ha un colore rosso rubino limpido e intenso, con sentori fruttati di ribes nero, prugna e mora, accompagnati da note speziate che ricordano il chiodo di garofano.

Ottimo in abbinamento con salumi e antipasti, primi piatti saporiti, carni rosse (sia al forno che alla griglia) e formaggi stagionati.

La Vernaccia di Serrapetrona, si trova nella stessa regione di produzione. La sua particolarità, che la rende popolare nonostante la ridotta produzione, sta nel fatto che è l’unico vino rosso spumante italiano di origine controllata e garantita. Unica anche la tecnica di produzione che prevede ben tre fermentazioni: la prima nel corso della vendemmia, la seconda dopo l’appassimento naturale delle uve e la terza in autoclave, per la presa di spuma. Con un affinamento in condizioni ideali di cantina la sua longevità si protrae per almeno 3 anni. Il disciplinare prevede le tipologie Secco e Dolce.

Anche nella Vernaccia ritroviamo gli aromi tipici del Serrapetrona Doc. Il colore è rosso rubino con riflessi violacei e il perlage è ricco e di bella persistenza. Gli abbinamenti si ritrovano nei dolci della tradizione e crostate ai frutti di bosco.

  • Fontezoppa
  • Fontezoppa

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