Abruzzo Wine Experience, vini e trabocchi

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Il viaggio in terra di Abruzzo ha un sapore autentico, di una terra tanto accogliente, bella, ricca di panorami, natura, enogastronomia. Navigarla con una ciurma di élite portante bandiera “Consorzio di Tutela Vini d’Abruzzo”, durante l’Abruzzo Wine Experience, ha arricchito l’intensa esplorazione delle tradizioni enologiche con scenari costieri e rurali di singolare bellezza. Un assaggio non “solo” delle nuove annate di vini in commercio ma anche delle ultime proposte enoturistiche regionali.

Come sostiene il Presidente del Consorzio Tutela Vini D’Abruzzo Valentino Di Campli, un territorio vocato alla viticoltura deve necessariamente essere accompagnato da una opportuna comunicazione. Il lavoro per valorizzare l’enoturismo negli ultimi anni ha portato alla elaborazione di una app che sarà rivolta direttamente all’utente finale.

Arriva la nuova versione dell’app “Percorsi – Abruzzo Wine Experience”

Si riparte dall’enoturismo con proposte smart, accessibili, che accompagnano l’enoturista alla scoperta del territorio, dalla cultura all’enogastronomia, dai meravigliosi paesaggi ai piccoli borghi. “Percorsi – Abruzzo Wine Experience”, evoluzione della già esistente app, debutterà in questi giorni con una versione nuova, che vede il vino (più corretto dire i produttori) sempre più voce narrante di un sistema turistico regionale che ha dato dimostrazione di grande resilienza, con risposte concrete e volte alla valorizzazione del territorio a 360 gradi.

Per chi non la conoscesse, l’app nasce dal Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo nel 2017 con l’intento di guidare il turista lungo i percorsi culturali, paesaggistici, enogastronomici della regione. All’epoca, come ci ha spiegato Valentina (Tenuta I Fauri), i produttori hanno sentito l’esigenza in primis di censirsi ed il passo successivo è stato quello di proporre dei percorsi turisticamente attraenti creando delle tappe enogastronomiche al loro interno.

L’Abruzzo è affascinante. Il pellegrino che raggiunge queste coste è un esploratore raffinato ed al tempo stesso avventuriero, che ama il contrasto di questi appennini che si aprono al mare azzurro ed ai suoi trabocchi.

La Costa dei Trabocchi

La costa dei trabocchi, per l’appunto, si chiama così in quanto “scandita” di queste antiche strutture lignee che ondeggiano cullate dal mare, che oggi giorno ospitano deliziosi ristori per il viaggiatore di passaggio, o più “semplicemente” dei punti panoramici dai quali scrutare l’orizzonte dell’Adriatico.

I Trabocchi che si incotrano percorrendo la strada che va da Francavilla a San Salvo di Chieti

  • Trabocco Mucchiola (Ortona)
  • Trabocco Valle Grotte (San Vito)
  • Trabocco Punta Tufano (San Vito)
  • Trabocco San Giacomo (San Vito)
  • Trabocco Fosso Canale (San Vito)
  • Trabocco del Turchino (San Vito)
  • Trabocco Sasso della Cajana (Rocca San Giovanni)
  • Trabocco Punta Isolata (Rocca San Giovanni)
  • Trabocco Punta Cavalluccio (Rocca San Giovanni)
  • Trabocco Spezzacatena (Rocca San Giovanni)
  • Trabocco Pesce Palombo (Fossacesia)
  • Trabocco Punta Punciosa (Rocca San Giovanni)
  • Trabocco Punta Rocciosa (Rocca San Giovanni)
  • Punta Tufano (Rocca San Giovanni)
  • Trabocco Punta Le Morge (Torino di Sangro)
  • Trabocco di Punta Aderci (Vasto)
  • Trabocco Cungarelle (Vasto)

Storia dei Trabocchi

San Vito Chietino ospita uno dei Trabocchi più famosi della costa: Il Trabocco Turchino, simbolo della Costa dei Trabocchi e di non remota ricostruzione a seguito di una mareggiata, sentinella del mare che ha ispirato anche Gabriele D’Annunzio che lo paragonò ad un ragno colossale nel suo “Il Trionfo della Morte”.

L’origine dei trabocchi, come racconta il mio interlocutore Davide (Consorzio Tutela Vini Abruzzo), parla della storia di un popolo abruzzese che viveva perlopiù nell’entroterra e che quindi, a dispetto di quanto si possa immaginare, non aveva una grande tradizione marinara (invece sappiamo che ne hanno tanta legata alla pastorizia). I trabocchi sono delle palafitte che nascono con la funzione di creare dei punti da cui tirare le reti per pescare senza dover navigare in mare. Sono sorrette da travi, messi ad incastro inizialmente ed ora praticamente fusi con le rocce del fondale, collegate alla terraferma tramite un ponticello basculante. Il legno utilizzato è il pino d’Aleppo, molto resistente alla salsedine ed al vento che insiste sulla costa.

Datarle non è facile. Se ne parla nel manoscritto “Vita Sanctissimi Petri Celestini” del 1400, conservato presso la Biblioteca Marciana di Venezia, in cui si racconta che nel 1240 Pietro Da Morrone, uscendo dal Monastero di San Giovanni in Venere, ammirava il mare“punteggiato di trabocchi”. Gli echi però che hanno continuato a tramandarsi raccontano di storie più vicine nel tempo, risalenti al 1600, quando famiglie Sefardite (ebrei spagnoli), dopo un maremoto, trovarono un modo per pescare senza andare in mare aperto.

L’atmosfera che risiede in queste coste profumate di sabbia e mare si mischia ai fumi e profumi che escono dalle cucine ed alle chiacchiere delle genti, sempre più libere da giacche, cravatte e fermagli ad ogni calice di Pecorino e Cerasuolo d’Abruzzo versato.

Sembra atmosfera di altri tempi eppure ci troviamo nel 2021, in epoca post pandemica, in un Abruzzo illuminato da una estate che sembra essere infine arrivata.

L’Abruzzo Wine Experience

In questo splendido paesaggio ha avuto inizio l’Abruzzo Wine Experience 2021, l’eno-viaggio alla scoperta dei vini abruzzesi. I lunghi bracci lignei del Trabocco Punta Punciosa dirigono l’orchestra del mare al chiarore della luna, mentre scorre proprio in questo palco un primo assaggio dell’enogastronomia regionale.

Cucina ed arte che si fondono nella proposta di Insight Eatery, con la cena a quattro mani Cinzia Mancini (Bottega Culinaria) e Simone Parisotto (Insight Eatery). La sfilata mari e monti a Villa Estea a Torino di Sangro, ha scandito il pranzo della giornata di degustazione, dopo un anno di pandemia, delle nuove annate di oltre 200 etichette, che hanno riacceso i riflettori su una produzione regionale che vede sempre più coinvolte le nuove generazioni di produttori, enologi e viticoltori. Protagonisti della manifestazione: dal blasonato Montepulciano d’Abruzzo, al fresco Cerasuolo d’Abruzzo, al potente e versatile Trebbiano d’Abruzzo, fino alle piccole ma già famose produzioni di Pecorino e Passerina e di altri vini da autoctoni emergenti come la Cococciola e il Montonico.

L’Abruzzo Wine Experience continua attraverso gli occhi e la sapienza dei produttori, attraverso i profumi delle loro cantine e i colori delle loro campagne

Immersa nella natura delle Colline Teramane l’Abbazia di Propezzano racchiude tutto il fascino del 700 (quando fu fondata la chiesa dedicata a Santa Maria propiziatrice, 715) e di oltre 1300 anni di storia, durante i quali furono ampliati i perimetri con gli annessi che oggi costituiscono il complesso abbaziale (ad opera dei Benedettini che si insediarono nel 1285).

Qui il vino e l’olio si sono sempre prodotti, tanto che sono ancora presenti antichissimi impianti di ulivi e vigneti dalle profonde radici che ancora oggi producono principalmente le varietà autoctone abruzzesi. La storicità e l’importanza della struttura si respira già solennemente nell’aria ed ancora fresco è il ricordo del dettagliato e coinvolgente raccontare la storia, il territorio e gli affreschi del critico d’arte che vi collabora.

Poco distante da Loreto Aprutino si trova la Tenuta Talamonti. La produzione si conta su 45 ettari di varietà autoctone quali Montepulciano, Trebbiano d’Abruzzo e Pecorino in un territorio dalle uniche caratteristiche geomorfologiche formato dal Ghiacciaio del Calderone, il più meridionale d’Europa ed il solo del Mediterraneo centrale.

Il bellissimo panorama offerto dai padroni casa, Antonella e Rodrigo, ha fatto da cornice per un pranzo stellato firmato chef Spadone, il cuoco abruzzese una stella Michelin del ristorante La Bandiera di Civitella Casanova. L’offerta gastronomica, abbinata ai vini della tenuta, sarà una delle creative ed accattivanti novità proposte dalla cantina per la stagione enoturistica.

Fiero condottiero della sua tradizione e della sua terra, Gaetano della azienda Amorotti mi ha fatto scoprire un mondo nascosto, fermo ad un’epoca lontana (‘700) in cui nelle cantine del suo storico palazzo in via del Baio di Loreto Aprutino si vinificava il Montepulciano. Un susseguirsi di scale e stanze e tini ed esposizioni museali che ho saputo immortalare solo con i miei occhi, ma non con la camera, in quanto gli ambienti sono gelosamente e saggiamente custoditi come un tesoro si nasconde ai pirati.

Amorotti racconta una storia che si è fermata a circa 30 anni fa, quando furono sigillate le porte della cantina, ripresa poi da Gaetano che la ha riportata in attività nel 2016, dopo una prima fase di delicatissimi restauri e rinnovo dei macchinari e dei sistemi di stoccaggio. Le uve vendemmiate vengono inoltre immesse in questi ambienti sotterranei grazie ad una apertura presente a bordo strada e l’accesso governato da uno “scivolo”.

C’è una storia grande dietro ognuna di queste aziende, vero tesoro della cultura enogastronomica italiana. La Tenuta Ciavolich traspira di identità e curiosità di altri tempi oggi tramandati da Chiara, a capo della azienda di famiglia. Francesco Ciavolich, nel 1853, fece costruire una cantina davanti la sua residenza a Miglianico. La famiglia si trasferisce a Loreto Aprutino 50 anni dopo, in quanto legata in matrimonio con una nobile del loco (Ernesta Vicini), continuando l’attività agricola. I possedimenti di Miglianico furono poi sede di militi fascisti che nel ’43 ne causarono la chiusura.

Ma un ramo della famiglia ottenne i 50 ettari di Loreto Aprutino dove Giuseppe Ciavolich piantò le sue vigne. Con il garbo di una nobildonna e la simpatia di una grande imprenditrice Chiara ci conduce alla scoperta di questi tendoni abruzzesi finché giunti all’ultima capezzagna un ripido pendio apre la vista all’orizzonte che si appresta a nascondere gli ultimi raggi solari esplodendo di lì a poco in una splendida metamorfosi di colori.

“Con i piedi per terra e la testa tra le nuvole” è il racconto della Tenuta I Fauri e dei suoi giovani produttori simbolo della nuova generazione che sa coniugare tradizione, qualità e comunicazione. Valentina e Luigi sono un’accogliente faro del chietino. Giovani che “strigliano” vigneti che ombreggiano i suoli parzialmente inerbiti ed anche condottieri di una comunicazione che appassiona un ampio abbraccio di popolazione. Fratello e sorella insieme nella azienda di famiglia hanno saputo trovare e ritrovare ognuno il proprio spazio in uno spirito di collaborazione che a volte manca. 

L’Abruzzo ha dato dimostrazione di un grande passaggio generazionale che sta segnando l’inizio di una “nuova era”, consapevole delle proprie risorse e delle loro congruità. Un plauso va a tutti i produttori che hanno dato dimostrazione di come ancora lo spirito identitario delle aziende riesce a mettere in risalto le peculiarità di un determinato terroir, sebbene sia ancora tutto da scoprire.

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