Bevitori celebri, un “di vino” amore per il bicchiere e il bicchierino

Per i grandi bevitori, il bicchiere è sempre stato la più degna compagnia. Nel bene e nel male. La sostituzione “metafisica” di una gioia a portata di mano, secca e semplice, una stoccata alla tristezza determinata dalla ricerca di sé e della ribellione al vuoto. Vediamo insieme questi bevitori celebri del “di vino” abbraccio.

Il vino fa buon sangue. Ne erano convinti diversi di bevitori celebri di vino (e non). Anche versato sulla tovaglia il vino suscita allegria, come spiega Alessandro Tassoni, il poeta eroicomico della Secchia rapita, mentre il sale sparso per errore riesce di malaugurio e porta disgrazia. Il vino è una consolazione, da gustarsi a fujette (fogliette, mezzo litro) e a bucali (boccali).

Per molti di questi bevitori di vino, poco aveva senso ogni dissertazione moralistica sulla salute e sul vivere in forma. La forma migliore era quella di una veloce metamorfosi kafkiana, nell’estasi orgasmica del bere e del lasciarsi andare al voluttuoso abbraccio di Bacco e i suoi fratelli.

Celebrità e alcol sono spesso un abbinamento indissolubile. Non è un caso che, oggi, molte di queste celebrità del bere producano anche vini e alcolici, portando il proprio nome nel settore del food e del beverage.

Francis Ford Coppola

Uno dei precursori di questa tendenza, negli USA, è stato il regista Francis Ford Coppola, che dal 1975 possiede una cantina di vini nella nota Napa Valley, la Francis Ford Coppola Winery, e dal 1977 produce la sua etichetta di vini. Per non dire della ex coppia Brad Pitt-Angelina Jolie nelle vigne di Château Miraval, considerato uno dei migliori vini rosati del mondo.

Charles Bukowski, tra i bevitori celebri vino “emotivi”

Scriveva Bukowski: “Bere il vino è una cosa emotiva. Ti allontana dallo standardismo della vita quotidiana, dal momento che tutto è uguale. Ti strappa fuori dal tuo corpo e dalla tua mente e ti lancia contro il muro. Ho la sensazione che bere sia una forma di suicidio in cui ti è permesso tornare alla vita e iniziare tutto il giorno successivo. È come uccidere te stesso, e poi sei rinascere. Immagino di aver vissuto circa dieci o quindicimila vite”. Più chiaro di così.

Bevo più che magno

Il leggendario condottiero al momento del suo massimo potere aumenta a dismisura il suo stile di vita paranoico e irregolare. Si comporta in maniera sempre più megalomane, si atteggia a dio greco quasi a provocarne l’ira e l’invidia.

Diversi storici sono d’accordo nel riferire che tra le cause più certe di questi comportamenti ci sia stato un problema di alcolismo, che secondo gli stessi studiosi porterà alla prematura scomparsa del generale macedone alla giovane età di 32 anni.

Secondo lo studio apparso sulla rivista ‘Clinical Toxicology’ di cui parla il Times di Londra, nel corso di uno dei suoi tanti banchetti a Babilonia Alessandro, dopo essersi scolato grosse quantità di alcol, avrebbe ingerito del vino che conteneva una sostanza tossica ricavata da una pianta detta elleboro bianco.

Giacomo Leopardi, bere in fuga dalla malinconia

Giacomo Leopardi pensatore bacchico. Chi se lo immaginava? Il poeta di Recanati scrive nell’Elogio degli Uccelli: “E crederei che la prima causa di ridere fosse stata agli uomini la ubbriachezza”.

Per l’autore delle Operette morali, l’uomo prima che sapiens è ridens in quanto aiutato dal vino a vincere “il male di vivere”. Leopardi, infatti, scrive ancora “il vino è il più certo (e senza paragone) il più efficace consolatore…”. Il vino, un piacere “misto di corporale e di spirituale”. Bevitori celebri vino e cultura (ecco un suggerimento su come degustare il vino).

Vincent van Gogh

Van Gogh innamorato dell’assenzio e del vino. Van Gogh aveva una dieta composta principalmente di pane, caffè, alcool e sigarette. Il bere fu parte del suo declino mentale.

Un gruppo di ricercatori guidati da Willem Nolen, professore dell’Università di Groningen, ha stabilito che il grande artista soffriva di stati di delirio, causati dall’improvvisa astinenza da alcol seguita ai ricoveri in ospedale dopo essersi tagliato l’orecchio.

Winston Churchill

Winston Churchill non amava solo la compagnia del suo inseparabile sigaro. Sapeva anche apprezzare il legame con il bicchierino, vestale silenziosa di visioni liturgiche (e lisergiche).

Ha detto: “Quando ero un giovane subalterno nella guerra sudafricana, l’acqua non era adatta da bere. Per renderla appetibile, abbiamo dovuto aggiungere del whisky. Con un piccolo sforzo, ce la siamo fatta piacere“.

Ernest Hemingway

“Mi mojito en la Bodeguita, mi daiquirì en El Floridita” è la frase con cui Ernest Hemingway, appassionato bevitore, descriveva la sua vita quotidiana a Cuba. Il famoso romanziere amava i cocktail.

Tra Daiquiri (riuscì a berne 17 in una sola volta), Gibson, Bloody Mary, Scotch & Soda e bicchieri di champagne “corretti” all’assenzio, Hemingway scrisse più volte “trasformato” da ispirazioni alcoliche. Amava ripetere: “Ho iniziato a bere a 15 anni e poche cose mi hanno dato più piacere” e anche “Non perdere tempo con chiese, palazzi governativi o piazze. Se vuoi conoscere una cultura spendi il tempo nei suoi bar”.

Frank Sinatra, tra i bevitori celebri con l’antipatia per l’ubriacatura

È ormai noto il fatto che ‘Blue Eyes’ fosse uno spasmodico amante del Jack Daniel. Frank Sinatra, altro grande bevitore, stigmatizzava l’ubriachezza come esecrabile, e che nessuno dovrebbe bere più della dose che riesce a controllare.

“Nel suo caso erano litri di superalcolici dal tramonto all’alba”, ha ricordato Tony Bennett, il cantante jazz che aveva una venerazione per “The Voice” ma che non riusciva a stargli dietro nelle suoi notturni amplessi con l’alcol.

Arthur Rimbaud, “Il battello ebbro”

L’autore della meravigliosa poesia, imaginifica e visionaria, Il battello ebbro, fu “frequentatore” di visioni alcoliche assieme a Verlaine, che grazie all’aiuto di sua moglie Mathilde, cercava di dimenticare l’assenzio e le “cattive compagnie. Poesia e alcol furono un legame indissolubile che caratterizzò il loro tumultuoso rapporto.

Haruki Murakami

L’autore giapponese Haruki Murakami, noto per romanzi come The Wind-Up Bird Chronicle e 1Q84, è un appassionato bevitore di whisky, solo giapponese però. “Il whisky, come una bella donna, richiede apprezzamento”, ha detto. “Prima guardi, poi è il momento di bere.”

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