Le 30 etichette più creative del mondo

Le 30 etichette più creative del mondo

Se ne parla molto in Italia, intanto all’estero c’è chi si mette all’opera: ecco le punte di diamante del packaging internazionale

Etichette concettuali, astratte o polifunzionali. Etichette da completare dopo averle comprate, etichette-tributo o etichette-riciclate. Etichette stampate sul vetro, oppure appese, se non al limite tra legale e illegale. La selezione che “TheCoolist” fa, è la migliore degli ultimi tempi e incorona il packaging sul trono del commercio del vino. Se ne parla molto in Italia, se ne parla al Vinitaly, se ne parla sui giornali: il packaging può fare la differenza. Nei casi sotto riportati, l’ha già fatta.

Il significato del test di Rorschach inkblot è che il vino è diverso per ogni spettatore/degustatore.

I disegni della bottiglia di vino di Meeta Panesar sono stati creati come un omaggio al movimento “Op Art” e il lavoro dell’artista Joseph Albers: etichette concettuali.

Oggau Estate è un’azienda vinicola austriaca che ha dato al suo vino non solo un sapore, ma una personalità. Le etichette sono state disegnate da Jung von Matt: “Proprio come ogni uomo, ogni vino ha il suo carattere individuale che va dal giovane al maturo, dal giocoso al complesso. Abbiamo assegnato un volto, una storia e un nome a questi diversi attributi. Alla fine, questo ha portato ad una tipica famiglia con nonni, genitori e figli”.

Elderton Vini (azienda australiana) ha imbottigliato il vino in omaggio all’appassionato di auto (e vino) Neil Ashmead.

Questa bottiglia del designer Lauren Golembiewski è ispirata alla “luna di miele”: la prima luna piena del mese di giugno, noto come il momento perfetto per iniziare la raccolta del miele.

Coloro che guardano dall’alto in basso il classico “bag in box” potrebbero ricredersi guardando il “Versus Wine Pouch”.

“Return of the Living Red” è un ritorno al design semplice, con la provocazione che si rifà ai classici film horror.

La Svezia prova a colpire l’attenzione dei consumatori di vino con il Sav Spumante, che però non si ottiene da uva, ma da una linfa di betulla che viene lavorata nella regione di Jämtland.

Da non confondere con la trementina lasciata nel garage. I Mini Garage di Anthony Hammond sono tra i più creativi in questo elenco.

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I vini di Lunar Vine hanno un tocco di colore selvatico e lussureggiante, ma coloritamente esplosivo.

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Le bottiglie biologiche di Matsu mostrano la storia di questo vino dal nonno al nipote, mostrando l’impegno della famiglia che da generazioni si occupa di vino.

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Quando Segreto ha commissionato un progetto speciale per una edizione limitata, i progettisti di “Takk!” hanno dato il meglio di loro: il risultato è stato una bottiglia nera pece che mostra il marchio avvolto attorno all’etichetta.

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La società di design brasiliano, “LetItGrow”, voleva raggiungere i propri clienti con un regalo speciale: i progettisti hanno preso 100 bottiglie di vino vuote, le hanno dipinte di bianco e poi illustrate a mano. Prima di consegnare l’opera d’arte unica, hanno avvolto ogni unità in una etichetta di plastica nera sottovuoto, con una descrizione del suo contenuto.

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Omaggio a Francis Ford Coppola, o meglio al padre: Carmine. L’ispirazione nasce da un aneddoto dell’infanzia di Francis, che volendo spostare una delle damigiane di vino del padre con una matita, la ruppe. Sfaustina ha per questo creato una etichetta con un foglio di musica scritta da Carmine e una matita nera nel manico.

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La parola “Shefa” si traduce dall’ebraico come “profusione”. I vini Shefa Profusion sono ispirati all’iconografia ebraica con un tocco mediorientale.

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La Collezione Weemala della cantina australiana “Logan” rappresenta fedelmente la sua patria: “Weemala” è il nome della regione in cui sono state coltivate le uve e la “Guerra design” ha selezionato cinque uccelli comuni alla regione per renderli simbolo di ognuno dei vitigni coltivati.

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I designer della “Laughing Stock Wine” hanno adottato un approccio letterale per progettare la loro etichetta: visualizzando i dettagli di base del vino contenuto all’interno, e dove il nome del vino viene interpretato come un simbolo azionario, “LFNG”, con l’annata scritta al di sotto.

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L’etichetta “Boarding Pass” è essenzialmente una carta d’imbarco con i dettagli del viaggio sostituiti dalle informazioni sul vino. Questo Shiraz 2005 è stato un grande successo nel mondo del packaging design, perché comprende l’intera esperienza di viaggio aereo in una bottiglia.

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Il designer Romulo Castilho ha, con “DolceVita” dato vita a uno spettacolo pirotecnico vero e proprio.

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Via l’etichetta e spazio al vetro nudo. Il nome e i dettagli sul vino vengono stampati direttamente sulla bottiglia con un inchiostro d’oro per lo Chardonnay, viola per il Merlot.

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In una società in cui il consumo si conclude quasi sempre con i rifiuti, il vino Caso Lamp è una dichiarazione coraggiosa: dopo aver bevuto il vino si può essere costruire una lampada completamente funzionale.

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Per condividere le vacanze con amici, dipendenti e clienti, l’azienda “Duffy and Partners” ha inviato questa bottiglia dal messaggio molto chiaro: “Sto sognando un bianco Natale”, esclama l’etichetta.

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La parte migliore dell’etichetta di “B Frank” è la parte che aggiungete voi stessi.

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A causa di una recente legge, se un determinato vino non proviene dal Portogallo, non può più essere chiamato “porto” in inglese “port”. Quindi, per aggirare il problema, “Peltier Station” ha giocato sulla parola “USB port” (ovvero l’entrata usb del computer) chiamando il suo vino “USB port wine”.

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La designer Raya Ivanovskaya ha inserito una ricchezza dal sapore culturale nella progettazione del vino “Vine Parma”: geroglifici, totem e un mistico linguaggio racconta storie del passato.

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Design frizzante e audace con logo dorato per il vino Dada.

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Lo Chardonnay “Elk e Wolf” va servito freddo, ma così freddo, che solo l’alluminio rende l’idea di quanto freddo.

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Il designer Ben Schiller ha fatto il suo marchio utilizzando oggetti comuni per creare nuovi progetti: in questo caso si tratta di bande di gomma e sughero.

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La bottiglia di vino Lazarus dispone di una etichetta stampata con un grande e audace “braille”: è proprio per questo piace, per il mistero di non sapere cosa contiene.

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Tutto quello che devi fare per capire se un vino è buono è prenderne un lento e singolo sorso, per questo le confezioni di “Very Chic Wine” sono calcolate per contenere questa precisa quantità: un sorso appunto.

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About The Author

Giulia Montemaggi

Senese di nascita, di indole fantasiosa e creativa, si laurea alla Facoltà di Giurisprudenza. Abbandonando la carriera legale fin da subito, decide ben presto di aggiustare il tiro dedicandosi, con gusto, alla sua vera passione: la scrittura.

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