Gli italiani e il vino: una lunga storia d’amore

Gli italiani e il vino: una lunga storia d’amore

Presentato a Vinitaly uno studio che analizza il rapporto tra il vino e gli abitanti del Belpaese. E, intanto, i consumi salgono a 14,3 miliardi di euro.

 

È stata presentata proprio in occasione del salone veronese l’indagine Mercato Italia, gli Italiani e il vino, realizzata da Vinitaly con l’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, che analizza sia il rapporto tra italiani e vino, sia lo stato di salute del mercato interno del primo Paese produttore al mondo. Uno studio interessante, condotto con lo scopo di delineare un quadro il più possibile uniforme e corrispondente alla realtà: per questo motivo è stato realizzato anche un focus su 6 regioni (Veneto, Lombardia, Piemonte, Toscana, Campania e Sicilia) e 3 città (Roma, Milano e Napoli), concentrandosi non solo sul consumo in quanto tale, ma anche sulla conoscenza di ciò che si beve, sull’enoturismo e sulle preferenze degli abitanti del Belpaese. Un amore, quello per il vino, che continua a rinnovarsi di generazione in generazione e che coinvolge quasi 9 persone su 10 in tutta Italia: che sia per un’occasione speciale o per tutti i giorni, da soli o in compagnia, una buona bottiglia di vino non può mancare.

 

SORRIDONO I MERCATI. Le risposte ottenute dall’indagine sono incoraggianti per i mercati: in Italia si beve di meno rispetto a vent’anni fa, ma lo si fa più spesso, con una media è di 2-4 bicchieri a settimana, consumati soprattutto in casa (67%). Sempre più i giovani che si avvicinano al buon vino, con una percentuale dell’84% per la generazione dei millenials(18-38 anni).

L’Osservatorio Vinitaly – Nomisma Wine Monitor stima nel 2018 un valore al consumo del mercato interno di 14,3 miliardi di euro, per un volume di vino venduto pari a 22,9 milioni di ettolitri. Rispetto al 2017 si registra una crescita del 2,8% a valore a fronte di una sostanziale stabilità a volume (-0,4%). Nel confronto tra i top mercati per valore dei consumi, l’Italia si posiziona al 4° posto dopo USA, Francia e Regno Unito. Soddisfatto il presidente di Veronafiere Spa, Maurizio Danese: “Per la prima volta abbiamo stimato il valore al consumo del primo mercato al mondo per i nostri produttori. Il dato, che supera i 14 miliardi di euro, la dice lunga su quanto il settore impatti non solo sulla filiera ma anche sui servizi e sull’Horeca”.

 

CHE COSA BEVONO GLI ITALIANI. L’indagine condotta dall’ L’Osservatorio Vinitaly – Nomisma Wine Monitor la dice lunga sulle preferenze degli abitanti dello Stivale: il vino rosso rimane il favorito in tavola, ma altri prodotti si fanno spazio a seconda dell’area, delle abitudini al consumo e dell’occasione. Chi beve rosso lo fa nella metà dei casi almeno 2-3 volte la settimana, mentre per altri tipi di vino il consumo è più episodico, in particolare nel fuori casa. Nelle città metropolitane, dove il tasso di penetrazione è uguale o leggermente superiore alla media italiana (91% a Napoli contro 88% in Italia) e si abbassa l’età media dei consumatori, Roma beve molto più vino bianco rispetto alla media italiana (25% vs 18%) mentre a Napoli i rossi dominano nelle preferenze e a Milano lo sparkling presenta punte di consumo ben superiori alla media, come pure i rosati nei capoluoghi meneghino e partenopeo.

Per l’aperitivo, invece, il preferito è lo spritz: un vero e proprio rito di iniziazione al vino per i palati più giovani. Una svolta pop che allo stesso tempo può essere interpretata come un primo approccio culturale verso un prodotto bandiera.
Il consumo di spritz vola, in particolare in Lombardia e Veneto, (attorno al 40% nel fuori casa) e più in generale cresce quello dei vini mixati nelle grandi città, dove è maggiore anche la propensione alla vacanza enoturistica, in particolare a Milano (36%). Il rosso, primo tra i consumi, domina al Sud, in Piemonte e in Toscana, mentre in Veneto è altissima l’incidenza degli sparkling. “L’indagine realizzata sul consumatore italiano di vino – ha detto il responsabile di Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini –, è stata declinata in profondità per aree, regioni e grandi città, un dettaglio necessario per capire a fondo le tendenze che si stanno delineando nel mercato nazionale. Un mercato che non va trascurato, non solo per il valore che esprime ma per il fatto che la brand reputation dei nostri produttori e dei nostri vini – da far poi valere sui mercati esteri – si costruisce innanzitutto in Italia”.

Anche il direttore generale di Veronafiere Spa, Giovanni Mantovani,  si è espresso a proposito del rapporto che lega gli abitanti dello Stivale con il vino e, in particolare, con il salone veronese “Per gli italiani il vino va oltre lo status symbol, rappresentando un tassello fondamentale della cultura tricolore, al contrario di altri Paesi consumatori. E Vinitaly è un brand riconosciuto come bandiera: tre italiani su quattro conoscono infatti la nostra manifestazione, dato che sale al Nord, per l’81%, e tra gli italiani con un alto livello di scolarità e reddito. Una notorietà del brand non fine a se stessa – continua il dg – perché Vinitaly ha l’obiettivo di parlare attraverso tutti i canali possibili, per creare un rapporto sempre più coeso tra il mondo dei produttori e quello dei consumatori. In questi anni abbiamo investito quasi cinque milioni di euro nello sviluppo digital e la nostra sarà la prima manifestazione che userà queste potenzialità”.

 

CONOSCI QUELLO CHE BEVI? PAROLA AL CONSUMATORE. Un rapporto edonistico – quello tra gli italiani e il vino – fatto di soddisfazione dei sensi più che di conoscenza, con solo un quarto dei consumatori che si dice in grado di riconoscere ciò che sta bevendo. Quota quella degli ‘esperti’ che sale nei maschi (33% contro il 18% delle donne), nel Nord-Ovest (31%) e in maniera direttamente proporzionale al reddito (45%) e alla scolarità (laureati al 39%). Più marcate le differenze sulla conoscenza dei grandi vitigni: chiamati a indicare la provenienza regionale di Amarone della Valpolicella, Brunello di Montalcino e Franciacorta, solo 1 italiano su 4 risponde correttamente, in una geografia delle risposte che premia i veneti (38% di risposte senza errori), seguiti da Lombardia (34%), mentre fanalini di coda sono la Sicilia e la Campania, dove la soglia si abbassa a circa 1/5 dei rispondenti.

Tra i criteri di scelta del vino, il territorio di produzione la spunta su denominazione e vitigno. Assieme sommano il 61% delle risposte e si rivelano molto più importanti di prezzo, brand aziendale, consigli di sommelier e caratteristiche green.

Tra i ‘saranno famosi’ nei prossimi 2-3 anni, i consumatori indicano invece gli autoctoni (28%), i biologici (19%), i vini veneti, piemontesi, toscani, pugliesi e siciliani e quelli leggeri, facili da bere e da mixare. Vino nel bicchiere ma anche in campagna, con il 23% degli italiani che hanno fatto una vacanza/escursione in un territorio del vino e solo il 18% che esclude questa possibilità in futuro. Tra le mete più ambite, stravince la Toscana con il Chianti e Siena, poi Piemonte (Langhe e Asti) e il Veneto

 

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