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Georg Riedel: il bicchiere fa la differenza

Georg Riedel: il bicchiere fa la differenza

Intervista a Georg Riedel: ogni vino ha la sua anima gemella in fatto di calice. “E quando vedo degustare i Pinot Noir in certi bicchieri…”

Georg_RiedelSpesso amanti del vino e professionisti, facendo danzare i bicchieri a colpi di pirouette, con fare clinico cercano la perfezione al naso, si assicurano che l’ambiente sia idoneo alla degustazione, che la bocca sia predisposta e l’orario quello più indicato. Spesso, qualche ora prima, hanno evitato anche di spruzzarsi del profumo per non inficiare la percezione olfattiva del prodotto. E il calice? Quanto si è consci dell’importanza che il bicchiere riviste nell’esaltare – o al contrario, penalizzare – le caratteristiche organolettiche di un vino, o addirittura di uno specifico varietale.

Qui entra in gioco Georg J. Riedel, che in fatto di bicchieri qualcosa lo sa. Georg infatti rappresenta la 10^ generazione al timone di Riedel, azienda austriaca leader mondiale nel settore della cristalleria con una rete commerciale oggi diffusa in ben 125 Paesi. Ex Ceo di Riedel,  a lui va il merito di aver lavorato e sviluppato bicchieri “vino-solidali” – addirittura tailor made – collaborando con grandi professionisti dell’enologia mondiale, come Gaja e Robert Mondavi.

L’occasione per incontrarsi è il workshop del 10 giugno a Radda in Chianti: un format che la Riedel ha usato svariate volte negli ultimi 25 anni con un altissimo numero di tipologie o vitigni, alla ricerca del calice che, più di altri, sia in grado di esaltare aromi e caratteristiche di un vino in particolare. In contributo degli esperti, anche in questi casi, è d’uopo.

Cosa ci dice a proposito di questi worshop?
“Cambiano le tecniche di vitcoltura, cambia il clima e tanti altri fattori, per questo negli anni anche il vino ha un’evoluzione. Non possiamo pensare di usare gli stessi calici per vini che sono cambiati. Ad esempio il calice che usavamo per il Chianti Classico oggi non è più adeguato, basta solo pensare a quanto è diversa, oggi rispetto a ieri, la sua gradazione alcolica. Per questo organizziamo queste sessioni d’assaggio con professionisti, produttori e stampa. Nel caso dell’incontro a Radda, ogni produttore ha assaggiato la Gran Selezione in 16 calici, fino ad eleggere quello per lui migliore”.

Che differenza fa “il giusto bicchiere”?
“Un bicchiere che non va bene può distruggere la percezione del vino, andando a mettere in risalto una delle componenti del vino fra frutta, mineralità, acidità e componente amara. Sopratutto se è quest’ultima ad emergere, la piacevolezza viene meno. Il giusto bicchiere, invece, porta armonia fra i vari elementi. Un tempo l’attenzione andava sopratutto al lato estetico; oggi invece non abbiamo dubbi: la funzionalità va al primo posto, affinchè ogni vino abbia il suo bicchiere che ne esalti la degustazione”.

Ci sono vini che non hanno ancora trovato la loro anima gemella in fatto di bicchiere?
“Risposta secca: il Pinot Nero. Un vitigno sensibile come pochi, ma in grado di donare grandissimi vini. Purtroppo stanno ancora degustando questi eccezionali prodotti in strumenti non idonei, con una conseguente perdita di emozioni”.

Quali sono i progetti per il futuro?
“A parte la continua ricerca e sperimentazione in campo enologico, ci è stato richiesto di progettare un bicchiere per la Coca Cola e di fare un lavoro per la Nespresso, per valorizzare diverse tipologie e morbidezze di caffè. Inoltre stiamo portando avanti uno studio sui bicchieri per l’acqua: non ci crederete, ma non avete idea di quanto, anche in questo caso, il bicchiere possa fare la differenza”.

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