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Export, innovazione, enoturismo: a PrimAnteprima focus sulla Toscana del vino

Export, innovazione, enoturismo: a PrimAnteprima focus sulla Toscana del vino

Più della metà dei vini toscani vola all’estero: Usa e Germania in testa, ma attenzione ai Paesi dell’Estremo Oriente. Intanto, crescono gli investimenti legati alla sostenibilità e l’enoturismo si conferma una scelta su cui puntare

 

È andata in scena sabato 15 febbraio, nel corso di PrimAnteprima a Firenze, la tavola rotonda “La vision 2030 della Toscana del vino: mercati, enoturismo e innovazione“: un momento di confronto per fare il punto della situazione sull’export del vino toscano, ma anche per parlare di enoturismo, di innovazione  e di sostenibilità – tra i temi di maggiore attualità del momento. Tra i partecipanti, l’assessore all’Agricoltura della Regione Toscana Marco Remaschi, Fabio del Bravo di ISMEA, Francesco Mazzei presidente di Avito, Donatella Cinelli Colombini presidente del Consorzio Vino Orcia, Roberto Scalacci della Regione Toscana e il prof Attilio Scienza, Ordinario di Viticoltura dell’Università di Milano, che ha affascinato il pubblico con il racconto dell’esperimento enologico che ha ripercorso, dopo 2.500 anni, la produzione del mitico vino dell’isola di Chio, Nesos.

EXPORT. I dati della ricerca Ismea, illustrati proprio in occasione di PrimAnteprima,  presentano un quadro interessante della situazione dei vini toscani sui mercati esteri. Più della metà della produzione DOC e DOCG della regione vola fuori dai confini nazionali (rappresentando il 19% del totale export i vini DOP italiani), con una crescita che, nei primi 10 mesi del 2019, si è aggirata intorno al 3%; le destinazioni preferite rimangono USA e Germania (oltre 50% del mercato), ma cresce l’attenzione verso i Paesi dell’Estremo Oriente (con la Cina passata dall’1% al 2%, il Giappone dal 2,7% al 3,2% e Hong Kong, Singapore e Taiwan, dallo 0,6 all’1 %). Positivo il trend anche in Brasile, Messico, Australia e Nuova Zelanda.
Numeri importanti, che fanno ben sperare nonostante le incognite degli ultimi mesi, con la minaccia dei dazi degli USA, primo importatore di vini toscani, dalla Brexit e dall’allarme Coronavirus, oltre che dal sensibile rallentamento dell’economia tedesca.

 

INNOVAZIONE. Interessante anche il focus sull’innovazione che, in Toscana, è spesso andata di pari passo con l’attenzione alla sostenibilità. 26 i progetti integrati di filiera regionali finanziati attraverso il PSR 2014-2020, per un contributo totale di oltre 6,5 milioni di euro. Molti quelli che prevedono l’applicazione dei criteri della “Viticoltura di precisione”, un modo per tutelare l’ambiente e l’ecosistema grazie a una sensibile riduzione dell’uso di fertilizzanti e fitofarmaci. Tra questi, spiccano il progetto “SOSTE-NOBIL-ETÀ”, coordinato dalla Vecchia Cantina di Montepulciano – una piattaforma collaborativa permette l’autovalutazione della sostenibilità ambientale della propria azienda, ottenendo informazioni sulle migliori tecnologie a basso impatto ambientale – e “SOS.T.”, coordinato dalla Cantina di Pitigliano, che ha consentito a 4 imprese toscane (tra cui la Cantina di Pitigliano e la Cantina Vini di Maremma) di essere certificate secondo la norma Equalitas-Vino Sostenibile, che garantisce la sostenibilità sociale ed etica, oltre che ambientale.
Altro aspetto da segnalare sono le iniziative promosse grazie ai fondi messi a disposizione dalla UE: metà del vigneto regionale ha usufruito della misura Ristrutturazione e Riconversione (28 mila ettari), mentre nei 10 anni applicazione della Promozione sui mercati terzi sono stati finanziati 352 progetti per una spesa di 86 milioni di euro.

ENOTURISMO. Visitare la cantina, conoscere le aziende, vedere con i propri occhi i vigneti: tanti i visitatori che, ogni anno, scelgono la Toscana non solo per conoscere le sue città, ma anche per entrare in contatto i suoi vini e il suo territorio. Per questo, il Consorzio di tutela del vino a denominazione di origine “Orcia” ha realizzato un progetto che coniughi produzione e turismo, trasformando le cantine in luoghi di shopping, cultura, esperienza e sperimentando un modello riproducibile. La proposta?  Una serie di cantinette d’autore distribuite gratuitamente in tutto il territorio (tra cantine, supermercati, enoteche, ristoranti e wine bar) che permetteranno al visitatore di degustare un calice alla temperatura ottimale, accedendo, al tempo stesso, alle informazioni relative al produttore e alla storia del vino. Un modo per valorizzare quello che nella Val d’Orcia, riconosciuta a livello Unesco per la sua bellezza, viene detto “l’export sotto casa”, ovvero la presenza tutto l’anno di turismo internazionale. Il turista potrà così non solo vivere un’esperienza di degustazione più consapevole, ma comprendere lo stretto legame che, da sempre, unisce il vino alla propria terra.
Il legame tra vino e turismo riguarda, però, tutta la regione: non a caso la Toscana è stata la prima ad adottare una specifica legge, declinando le indicazioni nazionali contenute nel DM del 12 marzo 2019 in tema di enoturismo.

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