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    Distillazione di crisi e stoccaggio privato per sostenere il vino italiano

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    Le richieste di Alleanza Cooperative Agroalimentari a sostegno del vino italiano vanno in due direzioni: la distillazione di crisi e lo stoccaggio privato dei vini di qualità. Strade da percorrere con attenzione, avvalendosi di una dotazione finanziaria più adeguata rispetto a quella dello scorso anno. Questi e altri i temi emersi durante la riunione del Tavolo Vitivinicolo, alla presenza anche del Sottosegretario di Stato Gian Marco Centinaio.

    Distillazione di crisi, cos’è e cosa chiede Alleanza Cooperative Agroalimentari

    Con distillazione di crisi si intende comunemente la trasformazione del vino prodotto “in eccesso” in alcol. Nel 2020, durante i primi mesi della pandemia, quello della distillazione di crisi è stato uno dei temi più dibattuti, tra chi la giudicava necessaria e chi, invece, vi vedeva una perdita di valore per il vino italiano. Proprio per evitare di andare incontro alle polemiche dello scorso anno e permettere ai viticoltori di usufruire agevolmente di questa misura, Alleanza Cooperative chiede che la distillazione di crisi sia praticata con prezzi congrui. E che coinvolga solo i vini DOP e IGP.

    Per l’attivazione di tali misure – riporta una nota dell’associazione – non dovranno essere utilizzate le risorse stanziate nel Piano Nazionale di Sostegno per il settore vitivinicolo. Queste, infatti, sono già destinate a finanziare altre misure altrettanto importanti ed irrinunciabili. “Andranno quindi reperiti fondi aggiuntivi – ha dichiarato Luca Rigotti, Coordinatore Vino di Alleanza Cooperative Agroalimentari – che proveremo a reperire prioritariamente in sede comunitaria. Ma senza escludere un intervento al livello nazionale”.

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    Luca Rigotti

    Le rese di produzione dei vini comuni

    Altro tema caldo, quello della resa di produzione dei vini comuni. “Una questione – ha dichiarato Rigotti – che sta molto a cuore al mondo cooperativo. Essa rappresenta – tra le altre – realtà produttive di aree viticole italiane nelle quali si producono vini comuni che hanno dimostrato di avere un proprio mercato, solido e dinamico. Senza interferire con i vini territoriali DOP e IGP”. Rigotti ha auspicato che il decreto ministeriale consenta di mantenere, in coerenza con la legge, il giusto livello di reddito per i produttori che hanno investito nel segmento dei vini comuni.

    Non solo distillazione di crisi: altre misure a sostegno del vino italiano

    Promozione vino italiano

    Mentre in Italia riaprono gradualmente i ristoranti e il settore Horeca torna, lentamente, a respirare, il mondo del vino chiede aiuto per agevolare la ripartenza. Unione Italiana Vini ha sottolineato, qualche giorno fa, il filo che lega ristoranti e cantine, dichiarando la necessità di misure mirate, come promozione e leve fiscali.

    Sulla promozione si sofferma anche Rigotti, ritenendolo un asset strategico . Come si legge nella nota, l’attenzione si sofferma sulla necessità di realizzare una campagna di promozione di tipo istituzionale per il vino italiano, al fine di rilanciarne i consumi. Con la possibilità di aprire anche a misure rivolte al mercato interno europeo, specie in questa fase così difficile.

    Sostenibilità

    Da non dimenticare anche la sostenibiità del settore vino. “Si dovrà accelerare sull’attuazione di uno standard unico di sostenibilità nazionale”, ha dichiarato Rigotti. Un tema che, lo ricordiamo, era stato toccato anche dal Premier Draghi nel suo discorso in Senato.

    “Come cooperazione – continua Rigotti – crediamo nella validità di uno strumento che dovrebbe divenire elemento di distintività. E auspichiamo che le aziende possano al più presto dotarsi di un segno di riconoscimento o di un marchio che attesti la loro conformità ai principi della sostenibilità”. Come è stato fatto, per fare un esempio, in Piemonte, dove sempre più cantine diventano biologiche e sostenibili.

    Proroga autorizzazioni impianto vigneto

    Terzo punto toccato da Rigotti, la proroga delle autorizzazioni di impianto in scadenza nel 2021. “Occorre prorogare la validità delle autorizzazioni per l’impianto e il reimpianto di superfici vitate in scadenza quest’anno e che, purtroppo, la Commissione europea non intende concedere”, ha detto Rigotti. “Molti produttori non sono in grado di realizzare gli impianti previsti anche a causa di una riduzione di liquidità. E oltre a perdere un’importante opportunità di investimento, rischiano di essere anche sanzionati per non aver rispettato i tempi di validità triennale delle autorizzazioni”.

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