Un giro d’affari di 200 milioni di euro con più di 2mila di venditori online che spacciano falso Chianti. Sono questi i nemici del Consorzio Vino Chianti, che per combatterli ha modificato anche il disciplinare

Un lavoro di controllo mastodontico portato avanti fino a metà gennaio da parte del Consorzio Vino Chianti per scovare il giro di frodi e contraffazioni che gira intorno al Chianti.

Il Consorzio Vino Chianti ha infatti rilevato più di 56mila violazioni, per un giro di affari di 200 milioni di euro e 2mila venditori online che spacciano Chianti contraffatto per autentico. Sono state inoltre individuate ben 39 etichette di WineKit, che altro non è che un preparato chimico in polvere per fare il vino in casa. Le etichette sono invitanti, riportano la scritta made in Italy e Chianti, ma non c’è nulla di più lontano dal prodotto originale.

Il principale mercato europeo dei kit di vino è il Regno Unito attraverso negozi online come Creative Wine Making Brew e portali come Ebay e Amazon. Nel mondo, il primato spetta agli Stati Uniti con enoteche online che offrono una vasta selezione di vini come Italian Chianti style, Original Chianti, Vintners Reserve Chianti e World Vineyard Italian Chianti, solo per citarne alcuni. Anche portali di e-commerce online Usa e grande distribuzione organizzata come Walmart vendono una grande selezione di kit di vino.

“Uno sforzo enorme – dichiara il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi – che ci ha permesso di eliminare la stragrande maggioranza di violazioni e di frodi che danneggiano il marchio Chianti nel mondo. Per prevenire questo tipo di frodi abbiamo deciso di modificare il nostro disciplinare e permettere l’imbottigliamento di Chianti solo in Toscana. Si tratta di un primo passo per garantire maggiori controlli e salvaguardare la nostra denominazione”.