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    I consigli di Antonella D’Isanto, etiquette coach che racconta l’evoluzione del bicchiere da Champagne e come scegliere quello più adatto 

    Champagne, che passione! Lo confermano i numeri e gli apprezzatori in tutto il mondo: lo Champagne non passa mai di moda e continua a far breccia nei cuori di tanti winelovers. Per goderselo al meglio, però, è necessario qualche piccolo accorgimento, come la temperatura di servizio, ad esempio, e non ultimo la scelta del bicchiere più adatto.

    Ci viene in aiuto Antonella d’Isanto, etiquette coach e fondatrice di Tempi di recupero, un blog dove condivide idee e concetti sul galateo, oltre ad organizzare veri e propri corsi sull’argomento.

    Perché è importante ricordare l’importanza del bicchiere?

    Antonella D’Isanto

    “Perché non è un solo un contenitore di vetro o di cristallo, ma uno strumento per far esprimere il vino nel migliore dei modi. Negli ultimi venticinque anni, la tipologia di bicchieri si è arricchita nella gamma con calici per tutti i tipi di vino, champagne e spumante metodo classico compreso”.

    Ancora alcuni anni fa, per lo Champagne si utilizzava la coppa da champagne, poi la flûte, ora, invece, c’è un vero e proprio boom del calice da vino. Perché questo cambiamento?

    “La storia del bicchiere da champagne è lunga e comincia da lontano. Le bellissime coppe da champagne, pare modellate sui seni di M.me de Pompadur la favorita di Luigi X, spesso in cristallo, finemente lavorate, molate, di grande fascino, oggi sono in disuso. Lo champagne per un paio di secoli, fino a circa gli anni ’70, è stato servito in questa famosa coppa rotonda. Non a caso ancora si chiede “una coppa di champagne”.

    L’evoluzione delle modalità degustative ha fatto però dirottare l’interesse dei degustatori per un calice di forma conica, slanciato a coppa profonda,dal gambo lungo, dove le bollicine potessero risalire verso l’alto facendo apprezzare la grana e la finezza del perlage. Il famoso flute usato per champagne e spumanti metodo classico”.

    “Nondimeno – continua Antonella – attualmente anche il flute è in disgrazia, a favore del calice da vino bianco. Precursore di questo orientamento è stato il celebre produttore di bicchieri Georg Riedel, che ha asserito “sono troppo stretti, non consentono all’aroma e alla ricchezza dello Champagne di risplendere non consentono al vino di respirare e di sprigionare il proprio potenziale aromatico” . Una superficie più ampia conferisce ai vini maggiore aroma, complessità e tessitura cremosa“.

    “L’attenzione alla forma del calice è ancora in evoluzione. La tendenza al consumo di vini serviti al bicchiere fa porre sempre maggiore attenzone ai produttori di calici. Le nuove produzioni si stanno, infatti, evolvendo con un nuovo trend: c’e ora la tendenza al calice di forma più generosa e tondeggiante, che favorisce una maggiore espressività dello champagne. In queste nuove forme, i calici hanno un ‘piqué’ pronunciato che agevola lo sviluppo di bollicine precise e persistenti. Praticamente questa base molto appuntita fornisce un punto di partenza per far vorticare il vino e aumentare la lunga effervescenza dello Champagne”.

    Siamo nella settimana di San Valentino e, parlando di Champagne, non possiamo non pensare al brindisi tra innamorati. Qualche consiglio su come apparecchiare nel modo corretto la tavola?

    “La pandemia non ci permette di andare a cena fuori ma questo non deve limitare le attenzioni nei confronti della persona amata. Quindi mettersi al lavoro per organizzare una bella serata a casa, buon cibo, ottimo vino e una bella tavola. Ricordate nella mise in place i bicchieri stanno a destra allineati a partire dall’alto, dal bicchieri dell’acqua, poi quello da vino rosso e per il vino bianco se il menù lo prevede. Se per l’acqua usaste un tumbler, allora va posizionato davanti ai bicchieri del vino, per agevolare il servizio. Dietro porre il bicchiere da vino da dessert o la vostra bella e antica “coppa da champagne” perfetta se servite uno spumante dolce”.

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