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    pirlo vino Tutti conoscono Andrea Pirlo, ma forse non in molti sanno che tra le sue passioni, oltre al calcio, c’è anche il vino. La sua azienda si chiama Pratum Coller, nella bassa Bresciana, a Capriano del Colle: Pirlo ha raccolto la tradizione familiare (già il nonno produceva vino) e l’ha fatta sua. E un giorno, abbandonati i campi di calcio, non nega di potersi ritirare tra i filari di vite.

    Perché sono molti i personaggi che pur provenendo da mondi diversi si dedicano alla produzione enologica?
    “Vorrei innanzitutto fare un po’ d’ordine! Non vorrei anch’io cadere nel gruppo di persone che fa vino per moda o per investimenti mal consigliati da terzi. Per quanto mi riguarda ho scelto questa strada per amore e passione verso la terra, il vino è la bevanda che preferisco, in ogni bottiglia di vino che si rispetti c’è sudore e convinzione di raggiungere con il tempo determinati risultati, senza fretta ma rispettando totalmente la nostra vigna. Così facciamo anche con il mio staff”.

    pirlo-vino_470x305Cosa significa secondo Lei fare “da regista” in una azienda vitivinicola oggi?
    “Le persone che ho selezionato rientrano nella mia squadra, questa si deve muovere con uno schema ben preciso, dalla difesa al centrocampo per ottenere l’ambito risultato: un ottimo vino”.

    2014, anno di Mondiali. Se si giocassero i “mondiali del vino”, a quali vini farebbe indossare la maglia azzurra a scendere in campo? E chi vincerebbe il titolo mondiale?
    “Sicuramente metterei a centrocampo il mio Arduo, mentre come punta il Nìtòr bianco, poi in porta un Sagrantino di Montefalco e così via, potrei fare mille esempi di grandi vini Italiani ma la finale dovrei giocarmela sempre con i nostri cugini Francesi, che ai rigori questa volta perderebbero”.

    Vino e calcio: possono due mondi così diversi insegnare l’uno qualcosa all’altro?
    “Non vorrei sembrare ripetitivo ma in campo ho sempre rispettato l’avversario, quando sono stato battuto mi sono congratulato con lui e così lui con me in caso di sconfitta. La terra che calpestiamo ogni giorno va rispettata, protetta da inquinamenti: se la vite non è stressata produrrà sicuramente a fine vendemmia un’ottima uva, così di conseguenza un’ottimo vino. Conclusione: una bella partita ci rende felici e fa divertire la gente, come bere in compagnia un buon vino ci riempie di gioia e allegria”.

    Con quali dei suoi vini brinda alle sue vittorie e perché?
    “Tutti i miei vini non hanno un nome a caso! Vi inviterei ad andare sul mio sito a leggere il significato di ogni mio vino, Arduo, Nìtòr, Rèdèo ed Eos, capirete in che occasioni vanno bevuti. Io sicuramente ho un piano di gioco che solo a pochi rivelo”.

    Cantava De Gregori “ un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia”. E invece, un buon vino?
    “Un vino lo vedi dal colore, dalla sua personalità, dai suoi profumi, dal giusto equilibrio alcolico, dall’eleganza che riesce a trasmetterti, dalla persistenza che ti invade le papille gustative per farti sognare il giusto abbinamento cibo – vino, che pochi sanno ancora centrare, sembra facile…..ma è come tirare un rigore”.

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