mercoledì , 13 dicembre 2017
Home > News > Prowein e Vinitaly: giochiamo a “trova le differenze”

Prowein e Vinitaly: giochiamo a “trova le differenze”

Considerazioni a posteriori sul tour de force Prowein/Vinitaly. E voi, che ne pensate?

20150315_122258

Prowein 2015, pad. 16

Prowein e Vinitaly: mai come quest’anno le due fiere si sono messe spalla a spalla, pronte a raccogliere pareri e confronti. Il find the differences è ricco e parte dal profilo estremamente differenziato che ognuna delle due vuole mantenere. Parlando con gli operatori italiani ci si rende subito conto che la leadership di Vinitaly è stata leggermente intaccata dalla reputazione in netta salita che la fiera tedesca ha saputo farsi, basta guardare i numeri, specialmente quelli degli espositori e ancora di più delle aziende italiane, tanto che sono serviti ben due padiglioni – il 15 e il 16 – per accogliere tutti i nostri connazionali in trasferta a Düsseldorf.

Ma Vinitaly è pur sempre quell’appuntamento dove “si deve essere” e anche qui i numeri sono anno dopo anno incoraggianti (questa edizione ha registrato 150mila visitatori). Una fiera di più ampia apertura dove non si parla solo la lingua del business e dove sono ben volute anche altre tipologie di pubblico, anche se il rischio “Oktoberfest” è sempre latente (e talvolta evidente).

IMG-20150324-WA0007

Vinitaly 2015, ingresso principale.

Partiamo dal primo punto: la logistica. La fiera tedesca è impeccabile, sia come organizzazione che come location. Purché non si sia deciso di atterrare all’aeroporto di Düsseldorf Weeze (come nel mio caso, ma mi rendo conto che Messe Düsseldorf c’entra poco): nessun collegamento, nessun mezzo (solo un autobus dopo più di due ore), tanto da dover ricorrere al noleggio di una – piuttosto costosa – auto. Verona invece, beh lo sappiamo tutti: ci lamentiamo ormai da anni per le file chilometriche, i non parcheggi, le lunghe attese in auto, i pochi taxi, le navette troppo (e ripeto troppo) cariche. Purtroppo non sembra essere mai cambiato molto nei miei ormai 6 o 7 anni di Vinitaly (e io quest’anno, in preda alla disperazione, ho dovuto ricorrere all’autostop per raggiungere il centro storico).

Secondo elemento, l’atmosfera. Qua il punto va senza dubbio a Vinitaly. Intanto c’è da dire che i padiglioni italiani di Prowein erano assolutamente sotto tono, sopratutto se comparati con le aree di Germania, Spagna e Francia. Poche iniziative, poche degustazioni, poco colore, stand collettivi piuttosto anonimi e con poco appeal, un po’ di confusione anche per me che in Italia ci vivo e lavoro in questo settore. Per non parlare del fuori fiera: se davvero “Prowein goes city”, come recita il payoff, io non me ne sono proprio accorta. Probabilmente sono finita in una parte della city sbagliata, ma niente in confronto alla movida e ai momenti di aggregazione che offre Verona sotto Vinitaly. Ma può trattarsi di un punto di vista parziale, ne sono consapevole. Vinitaly da questo punto di vista è davvero apprezzabile. Padiglioni affollati (anche troppo), tante cose da fare, convegni sempre di massima attualità, tanti attori coinvolti in prima linea per raccontare territori, denominazioni, tipologie di vino, iniziative eno-culturali. Verona diventa per quattro giorni l’epicentro di una vera scossa di entusiasmo, cene, visite in azienda, happy hour e molto altro.

Terzo punto: la mission. Fare Vinitaly e fare Prowein significa imbattersi in realtà che stanno agli antipodi. Prowein è business: tanti buyer, importatori, distributori, stampa di settore. Ma non pensate di appoggiare i gomiti allo stand e attendere: è una fiera che va preparata in anticipo, con tanto di appuntamenti e fitta agenda di incontri, altrimenti si rileva quasi inutile (parola di aziende). Vinitaly invece è il luogo deputato alle pubbliche relazioni: per aziende piccole o per le denominazioni meno conosciute è l’occasione giusta per fare promozione, per gli altri il momento per consolidare la propria immagine. Stare allo stand, raccontarsi, spiegare i vini si dimostra appagante e sicuramente porterà un riscontro, ma forse più in termini di comunicazione che di commerciale. C’è però da dire che accanto al grande pubblico ci sono stati anche numerosi operatori e che Veronafiere, quest’anno più che mai, pare essersi impegnata per potenziare anche questo aspetto di primaria importanza per un’azienda vitivinicola. Le iniziative che la kermesse ha messo in piedi per accrescere l’incoming professionale sembrano aver portato buoni frutti, almeno questo è ciò che emerge dai pareri dei partecipanti.

Quarto punto: mai più così vicine!  Non so voi, ma io ho bisogno di una settimana in un centro benessere dopo questo tour de force. Forse la scelta di organizzare le due kermesse l’una di seguito all’altra è dettata da esigenze logistiche degli operatori extra europei,  ma l’impressione è che siano stati in molti a scegliere se partecipare all’una oppure all’altra. Ci vuole un po’ più di stacco, o lo penso solo io?

In generale le aziende si sono dette soddisfatte da entrambi gli appuntamenti, i più importanti del panorama enologico europeo (con il Vinexpo che ci sarà a giugno). Il clima che si respira è tutto sommato positivo (sarà merito anche del cambio favorevole con il dollaro): si cercano – e talvolta si trovano – nuovi contatti e partner commerciali, si parla con la stampa, ci si promuove con il pubblico di appassionati, si fa squadra con altri “colleghi” del vino fra una cena e l’altra. Adesso nella fase di follow up le aziende potranno fare il punto (e vedere con un po’ di tempo cosa effettivamente andrà in porto), le fiere aggiustare il tiro, gli operatori tirare le somme. Quel che è certo è che siamo sopravvissuti. Ci vediamo alla prossima fiera: Vinexpo 2015, a Bordeaux dal 14 al 18 giugno.

About Claudia Cataldo

Appassionata di marketing e vino, è cresciuta con la penna in mano, poi è arrivato anche il bicchiere. Ha studiato comunicazione, marketing dell'agroalimentare e infine un master in marketing del vino. Per lei il vino è sentori e aroma, ma anche etichetta, immagine, identità. E sa bene che l'imperativo per il buon giornalista, anche di vino, deve essere “stay tuned”.

4 commenti

  1. Ciao Claudia,

    un bel riassunto e sono d’accordo con molti punti.

    Sono stata anche io presente in entrambi gli eventi. A ProWein, come te, sono arrivata all’aeroporto di Weeze, dove l’autobus nr. 76 ti porta direttamente alla stazione di treni che è collegato a Düsseldorf. Io non ho aspettato neanche 20 minuti, il collegamento meno frequente è un bus all’ora.
    Le mattine della fiera per me era un punto molto positivo che potevo arrivare alla fiera DIRETTAMENTE con la metro senza traffico, senza problemi.

    Ciò che dicono le cantine su ProWein che senza appuntamenti sia inutile penso che sia vero, ma mi chiedo, cosa si aspettavano per fare gli appuntamenti.
    Sul web ora come mai prima si può trovare buyers e importatori per fare appuntamenti in persona. Su LinkedIn c’erano gli importatori chiedendo le cantine il loro stand, se erano interessati ad avere un incontro. Noi, dal settore di communicazione soffriamo questa disinteresse delle cantine che spesso ci guardano, come se vendessimo aria fritta, ma pare che all’estero molte cantine non riescono a barcare, proprio perché non conoscono né la lingua, né li strumenti per lavorare.

    Penso che anche solo per camminare tra le 5000 cantine sul ProWein sia inutile, se c’è la possibilità di scegliere tra di loro già prima (pensiero di importatori).
    Io ho fatto un piccolo sondaggio tra le cantine che ho visitato su chi si è preparato per qualche mercato, chi si è fatto appuntamenti per trovare importatori di qualche settore e ti do ragione: la risposta era sempre un no, la gente quasi si aspetta che l’importatore cada dal cielo. “Chiunque capita è benvenuto”…

    Vinitaly è una festa invece. Bella, fitta di gente, dove quasi non capisci la tua propria parola. (Mi piace che lo compari all’enorme e troppo turistico Oktoberfest.) A Vinitaly anche solo per entrare ho aspettato oltre un’ora che non penso sia giustificata…A ProWein si entra senza problemi a qualsiasi ora. Come riescono ad organizzarlo?

    E sul perché così vicini gli appuntamenti? Io penso che sia per le cantine e buyers che arrivano da fuori l’Europa. Avere due settimane, in cui vedere // far vedere il più possibile è un enorme vantaggio rispetto a doversi organizzare due volte magari con una settimana di limbo.

    • Claudia Cataldo

      Ciao! Mi fa molto piacere leggere i tuoi commenti.
      Su Weeze evidentemente – se mi dici così – sono stata un po’ imbranata io 🙂
      Per il resto ci troviamo assolutamente sulla stessa linea su moltissime cose, forse hai ragione anche sul fatto che la vicinanza delle due fiere sia “comoda” per chi viene da fuori Europa, ma come dicevo, personalmente, ho incontrato molte persone che hanno dovuto fare una scelta.
      Magari riusciamo ad incontrarci in qualche prossimo appuntamento: “noi che vendiamo aria fritta” siamo sempre più o meno negli stessi posti e nelle stesse date! Ti auguro una buonissima giornata!
      Claudia.

  2. Come sempre, troviamo il modo di farci del male! E’ possibile che a nessuno venga in mente che per lasciare spazio all’EXPO che inizia ai primi di maggio, si sia voluto “sacrificare” il Vinitaly mettendo le date a ridosso del Prowein? e questo è avallato dal fatto che uscendo dal Vinitaly si poteva leggere ” appuntamento a metà aprile 2016 per il prossimo Vinitaly!”, ritornando così al periodo classico del Vinitaly!!!!!!!!!
    lancio una provocazione: Non era forse meglio spostare il Vinitaly a metà/fine maggio, ad EXPO iniziata, per dirottare qualche migliaia (o decine di migliaia) di visitatori in più, senza per altro scalfire, a mio parere, l’interesse dell’EXPO?
    per forza che poi, che per chi deve scegliere tra due fiere così vicine, ne scelga una sola e, si sa, la sudditanza italiana allo strapotere tedesco è quella di uno zerbino davanti alla porta di casa!!!!!!!

  3. Claudia Cataldo

    Salve Felice,
    a noi un po’ l’autogol piace! 🙂 Su cosa poi fosse bene o male fare non saprei. C’è da dire che a Vinitaly il pubblico non è certo mancato e parlando con le cantine il grado di soddisfazione è alto. Per cui forse è andata bene anche così…
    Grazie del suo commento,
    buona giornata!
    Claudia

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Required fields are marked *

*

si