venerdì , 20 ottobre 2017
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Con lo Spritz ci vogliono i Cìcheti

Se bevi alla veneziana, mangi alla veneziana.

Da alcuni anni l’espressione Finger Food è associata a qualcosa di cool e moderno, agganciandosi direttamente alla tradizione spagnola delle Tapas. Eppure, partiti alla scoperta di una Venezia inedita grazie a un’amica del luogo, abbiamo scoperto che non è così. Le case di Tintoretto, Marco Polo, il Banco Rosso del Ghetto Ebraico: “Ghetto in veneziano vuol dire angolo – ci spiega Valeska – in origine questo era il quartiere ebraico, storicamente il primo a essere creato. Non aveva il significato che gli diamo oggi: era dove la comunità viveva. Vedi i palazzi? Qui sono più alti degli altri della città, perché lo spazio era limitato perciò potevano sviluppare ulteriori appartamenti solo in altezza”.

E ancora la Laguna nord, il Ponte di Rialto… non c’è che l’imbarazzo della scelta in questo luogo onirico per chiunque non ci sia nato. Ma cammina, cammina fame e sete si fanno sentire. Sul bere qui vai sul sicuro: Spritz! Prosecco, acqua e Aperol. O preferite con Select o Cynar? “Lo spritz nasce da un’esigenza degli austriaci di diluire il vino” ci spiegano il signor Bepi e sua moglie Laura. “La richiesta in tedesco suonava più o meno così: un bicchiere di vino con uno spritz d’acqua, bitte!”. E per accompagnare vino o spritz ci vogliono i cìcheti (si pronuncia cicchetti), una sorta di Finger Food o Tapas veneziani. “Le Tapas non si conoscevano qualche decina di anni fa – continua Bepi – i cìcheti pare risalgano al 1300”. Cìcheti che trovate nei bar della tradizione veneziana, detti Bàcari (piccoli bar rustici dove si mangia per lo più in piedi). “Ce ne sono di diversi tipi: mozzarella in carrozza con o senza acciuga, arancini al riso di pesce o carne, crocchette di patate, carne, tonno, insalata di piovra (polpo ndr) o manzo. I più tipici sono a base di baccalà mantecato o sarde in saor. Quest’ultime sono sardine sotto sale a cui viene aggiunta abbondante cipolla. Il Sale conserva, la cipolla aggiunge sapore. Venivano preparate sia da chi si imbarcava e doveva conservare il cibo a lungo, sia dagli ebrei che il sabato non cucinano perciò lo facevano i giorni prima”.

About Barbara Amoroso

Nata da una famiglia di appassionati piccoli produttori di Chianti, il profumo del vino mescolato a quello dei vecchi muri delle cantine, risveglia i suoi ricordi d'infanzia. Dopo la carriera sportiva e la laurea in Media e Giornalismo, approda alla carta stampata attraverso la rassegna stampa, per diventare poi redattore. Versatile e cuoriosa per lei il vino è il sale della vita.

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