I GRANDI VINI
  Venerdì 10 Settembre 2010
 
 
L'enologo

 
Paolo Vagaggini ci parla dell’enologia di oggi, delle sorti del Brunello di Montalcino, dei pronostici per la vendemmia 2010 e di come il gusto del consumatore sta evolvendo
Dalla parte della botte e con la filosofia del Sangiovese nel sangue
Enologo toscano di fama internazionale, Paolo Vagaggini ha fatto del Sangiovese il suo alleato lavorativo, operando in nome della qualità volta alla valutazione più amplia e complessa di questo vitigno. L’attenzione e la valorizzazione dei vitigni autoctoni, lo hanno portato a lavorare nell’Italia del sud, in Germania, Spagna e Cina, passando per la Francia, ma il suo effettivo raggio d’azione è volutamente mirato al “triangolo toscano” (Chianti Classico, Montalcino e Montepulciano), dove da anni è uno degli indiscussi protagonisti.

Botte o barriques. Il gusto dei consumatori sta tornando al passato. Lei da che parte sta?

“Naturalmente dalla parte della botte, dato che lavoro soprattutto con un grande vitigno come il Sangiovese, che mal sopporta la barrique. La barrique è uno strumento utile per fissare il colore e i polifenoli nei vini che ne hanno in abbondanza e il sapore di “boisè”, ovvero di legno, è un effetto collaterale non necessariamente ricercato. E’ l’uso scriteriato del legno della barrique che ha stancato il mercato e il “boisè” eccessivo ha ormai saturato il palato del degustatore”.

Nuovo corso del Brunello con Ezio Rivella presidente. Quello di Montalcino sarà davvero un New Deal o solo una Restaurazione? Secondo lei, le proposte di modifiche al disciplinare torneranno d’attualità o si andrà avanti con il Sangiovese in purezza?

“Ritengo Ezio Rivella un uomo molto intelligente e prezioso con una esperienza notevole e concreta nel settore e penso che quindi, agirà di conseguenza, apportando un ottimo valore aggiunto al Consorzio in questa fase. Io credo che, da disciplinare, il Brunello di Montalcino rimarrà in purezza. Però i produttori devono capire che questo può essere possibile solo quando il Sangiovese nasce grande già in vigna! Quando questo non accade, data la grande variabilità del vitigno, che è molto sensibile al clima in vendemmia e alla cura maniacale del vigneto, sarà bene farlo aiutare da altri vitigni “razzatori” in denominazioni diverse, rinunciando a produrre Brunello di Montalcino. Comunque è anche opportuno sottolineare che, le modifiche al Disciplinare di Produzione adesso sono molto difficili, dato che tutto è stato portato a Bruxelles, con l’ avvento delle Dop”.

Dal punto di vista del mercato non sarebbe però giunta ora di adeguarsi maggiormente alle richieste dei consumatori?

“Se si va a produrre un grande vino territoriale, come ad esempio il Brunello di Montalcino, il consumatore deve accettare il carattere del vino; se invece si vuole andare a produrre un vino di fantasia, allora si può portare al consumatore tutto quello che il mercato richiede”.

L’enologia nel 2010 e la crisi nel mondo del vino. E’ forse ora di privilegiare la qualità a discapito della quantità? Qual è il suo punto di vista?

“Non ho mai lavorato con Aziende che fanno della quantità la loro economia, ma penso che ci sia una fascia di consumatori che si accontenta di un liquido alcoolico che assomiglia al vino, o si deve accontentare.Oggi ci sono vini in cui il rapporto prezzo qualità è pazzesco e le Aziende che li producono sono al limite della sussistenza, ma lo fanno per amore puro”.

Mancano poco più di due mesi alla vendemmia. Che pronostico può fare per l’annata 2010?

“Oddio è come voler capire se un bambino che nascerà sarà un grande campione dello sport o uno scienziato. Io sono solito rispondere solo quando l’ ultimo acino di uva è in cantina! Però la tendenza del clima a vendemmie asciutte e calde spinge a valutazioni qualitative elevate per le annate, quattro o cinque stelle su cinque negli ultimi anni. E in questo anno il terreno ha una notevole riserva di acqua per superare anche un periodo siccitoso; ma c’ è anche un preoccupante aumento di episodi di grandine dovuta ai repentini sbalzi termici”.

Qual è il vino ideale con cui trascorrerebbe l’estate su un’isola deserta?

“Amantis Sangiovese Montecucco 2006”.





 

 

 
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