L'enologo
Paolo Vagaggini ci parla dell’enologia di oggi, delle sorti del Brunello di Montalcino, dei pronostici per la vendemmia 2010 e di come il gusto del consumatore sta evolvendo
Dalla parte della botte e con la filosofia del Sangiovese nel sangue
Enologo toscano di
fama internazionale,
Paolo Vagaggini
ha fatto del Sangiovese
il suo alleato lavorativo,
operando in nome della qualità
volta alla valutazione più
amplia e complessa di questo
vitigno. L’attenzione e la valorizzazione
dei vitigni autoctoni,
lo hanno portato a lavorare
nell’Italia del sud, in Germania,
Spagna e Cina, passando
per la Francia, ma il suo effettivo
raggio d’azione è volutamente
mirato al “triangolo
toscano” (Chianti Classico,
Montalcino e Montepulciano),
dove da anni è uno degli indiscussi
protagonisti.
Botte o barriques. Il
gusto dei consumatori
sta tornando al passato.
Lei da che parte sta?
“Naturalmente dalla parte
della botte, dato che lavoro
soprattutto con un grande vitigno
come il Sangiovese, che
mal sopporta la barrique. La
barrique è uno strumento utile
per fissare il colore e i polifenoli
nei vini che ne hanno
in abbondanza e il sapore di
“boisè”, ovvero di legno, è
un effetto collaterale non necessariamente
ricercato. E’
l’uso scriteriato del legno della
barrique che ha stancato il
mercato e il “boisè” eccessivo
ha ormai saturato il palato del
degustatore”.
Nuovo corso del Brunello
con Ezio Rivella
presidente. Quello di
Montalcino sarà davvero
un New Deal o solo una
Restaurazione? Secondo
lei, le proposte di modifiche
al disciplinare torneranno
d’attualità o si
andrà avanti con il Sangiovese
in purezza?
“Ritengo Ezio Rivella un uomo
molto intelligente e prezioso
con una esperienza notevole
e concreta nel settore e penso
che quindi, agirà di conseguenza,
apportando un ottimo
valore aggiunto al Consorzio
in questa fase. Io credo che,
da disciplinare, il Brunello di
Montalcino rimarrà in purezza.
Però i produttori devono capire
che questo può essere possibile
solo quando il Sangiovese
nasce grande già in vigna!
Quando questo non accade,
data la grande variabilità del
vitigno, che è molto sensibile
al clima in vendemmia e alla
cura maniacale del vigneto,
sarà bene farlo aiutare da altri
vitigni “razzatori” in denominazioni
diverse, rinunciando
a produrre Brunello di Montalcino.
Comunque è anche
opportuno sottolineare che, le
modifiche al Disciplinare di
Produzione adesso sono molto
difficili, dato che tutto è stato
portato a Bruxelles, con l’ avvento
delle Dop”.
Dal punto di vista del
mercato non sarebbe
però giunta ora di adeguarsi
maggiormente
alle richieste dei consumatori?
“Se si va a produrre un grande
vino territoriale, come ad
esempio il Brunello di Montalcino,
il consumatore deve
accettare il carattere del vino;
se invece si vuole andare a
produrre un vino di fantasia,
allora si può portare al consumatore
tutto quello che il mercato
richiede”.
L’enologia nel 2010
e la crisi nel mondo del
vino. E’ forse ora di privilegiare
la qualità a discapito
della quantità?
Qual è il suo punto di
vista?
“Non ho mai lavorato con
Aziende che fanno della quantità
la loro economia, ma penso
che ci sia una fascia di consumatori
che si accontenta di un
liquido alcoolico che assomiglia
al vino, o si deve accontentare.Oggi ci sono vini in cui il rapporto
prezzo qualità è pazzesco
e le Aziende che li producono
sono al limite della sussistenza,
ma lo fanno per amore puro”.
Mancano poco più di
due mesi alla vendemmia.
Che pronostico può
fare per l’annata 2010?
“Oddio è come voler capire se
un bambino che nascerà sarà
un grande campione dello sport
o uno scienziato. Io sono solito
rispondere solo quando l’ ultimo
acino di uva è in cantina!
Però la tendenza del clima a
vendemmie asciutte e calde
spinge a valutazioni qualitative
elevate per le annate, quattro
o cinque stelle su cinque negli
ultimi anni. E in questo anno il
terreno ha una notevole riserva
di acqua per superare anche un
periodo siccitoso; ma c’ è anche
un preoccupante aumento di
episodi di grandine dovuta ai
repentini sbalzi termici”.
Qual è il vino ideale
con cui trascorrerebbe
l’estate su un’isola deserta?
“Amantis Sangiovese Montecucco
2006”.
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