giovedì , 14 dicembre 2017
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Pioggia di polemiche sulla collaborazione tra Expo 2015 e Eataly

Due padiglioni, 20 cucine che Farinetti dovrebbe riempire scegliendo personalmente i ristoratori provenienti da tutto il Belpaese.

Con Expo 2015 ormai alle porte, non sembrano placarsi le polemiche sugli appalti.

E’ di pochi giorni fa la notizia- divulgata da Il Fatto Quotidiano- che vede al centro delle polemiche l’ affidamento diretto a Eataly dell’incarico di gestione di due padiglioni da 4000 metri.

Giuseppe Sala

Giuseppe Sala

Farinetti– nelle parole di Giuseppe Sala, amministratore delegato Expo 2015- farà il “grande oste”, che sceglierà i ristoratori in totale autonomia, rispettando la biodiversità italiana e dando spazio a tutte le regioni.

In pratica a Farinetti vengono concesse 20 cucine da mettere a disposizione di ristoratori da lui scelti che lasceranno ad Eataly il 30% degli incassi.

Un potere enorme, che ha sollevato immediatamente un polverone di polemiche.

Aspra la polemica di Piero Sassone, Presidente di Icif (Italian Culinary Institute for Foreigners) che ha immediatamente denunciato l’accaduto a Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità nazionale anti- corruzione, il quale, a suo tempo, ha preso tempo per verificare gli atti e per studiare i documenti.

Nel frattempo, due deputati di Sel hanno presentato un’ interrogazione parlamentare al ministro Martina.

E Farinetti non ci sta. Così, affidandosi ai microfoni di Radio Capital, il patron di Eataly afferma: “Se continuano le polemiche di gente che non fa

Oscar Farinetti

Oscar Farinetti

e che ha un sacco di tempo da perdere per criticare chi fa, noi ci ritiriamo senza problemi… Per quanto ci riguarda, abbiamo ottenuto un affidamento diretto e anche questo è un tipo di gara. Expo cercava un food retailer in grado di fornire una narrazione sulla biodiversità e credo che nessun altro avrebbe potuto farlo meglio di Eataly, una catena conosciuta e apprezzata in tutto il mondo. È come se la Rai avesse dovuto fare una gara per affidare il racconto in tv dei Dieci Comandamenti: solo Benigni poteva farlo. Immaginate se l’Expo fosse dedicata all’ auto e volesse creare un padiglione sui veicoli italiani in Formula 1: lo darebbe alla Ferrari o farebbe una gara?”

Farinetti vede “gente che cerca il marcio ovunque, che vuole un’Italia piena di malizie e di dubbi, che gode nel vedere il nostro Paese sprofondare nella palude della disperazione. Sono gli stessi che non vogliono l’Expo, non vogliono le riforme e fanno il solito giochetto di abbinarmi a Renzi per avere più visibilità…”.

About elisa berti

Storica dell'arte di formazione, ha scoperto l'arte enologica mentre si divideva tra le mille attività che le riempono la vita. Giornalista pubblicista e quasi sommelier, è stata titolare di un'agenzia di comunicazione. Adesso è anche mamma di una bambina simpaticissima. Quando si dice multitasking...

9 commenti

  1. Giancarlo Camai

    E’ indiscutibile che ormai Eataly si sia affermato come un brand che va ben oltre il food. Quando si parla di Eataly si parla si food vision, o food concept, come dicono i più bravi. Un evento importante come Expo necessita di collaborazioni dal peso specifico rilevante sul piano internazionale, che sappia raccontare con capacità e competenze testate l’eccellenza agroalimentare del nostro paese. Eataly ha fatto dello story telling la sua forza, e sarebbe assurdo e poco strategico fare a meno di un talento simile, in un contesto come quello dell’Expo.
    A volte le polemiche dovrebbero lasciare il posto al riconoscimento del merito.

    • Il merito più grande che ha è quello di essere amico di qualcuno che conta; non è possibile che l’enogastronomia italiana si possa ricondurre al binomio Italy=Eataly.

      Ma davvero nessun altro sarebbe stato in grado?

  2. Dipende da cosa si intende per ‘merito’.
    E’ certamente un merito aver contribuito alla diffusione del concetto del ‘buon cibo’ e del ‘mangiare prodotti italiani’. Ma chi guarda un po’ oltre la sberluccicante facciata, graficamente perfetta e curata, della potente macchina-Eataly forse può rendersi conto di quanto spesso siano concetti poco più che di marketing.
    Nei negli store di Eataly non esiste il concetto di stagionalità, di filiera corta, di territorialità come valorizzazione reale delle piccole produzioni.
    Provate a chiedere informazioni un po’ più approfondite al banco del pesce e vi sentirete rispondere che quei meravigliosi scampi sono decongelati, e provengono d non-si.sa-bene-quale-oceano.
    Eataly è anche questo. Piaccia o no.

  3. non facciamo come sempre in Italia che poi ci dimentichiamo tutto!!! aggiornateci!!

  4. non per difendere eataly….ma vi viene in mente qualcun altro con simile knowhow, capacità economica, brand importante e riconosciuto come promotore e venditore di cibo made in italy di qualità? non ditemi conad o esselunga e men che meno coop, che è socia di farinetti(e se vi viene in mente, siete sicuri che questo qualcun altro non sia amico di nessuno?)…PS: per rispondere al commento che lo staff eataly è poco preparato…concordo pienamente ma se vado nella boutique di moncler mi dicono che le penne di oca del giubbotto da 1000€ sono tolte una a una con la massima delicatezza, per cui mi sa che il mondo dei grandi marchi gira così e mi accontento perchè potrebbe anche andare peggio

    • Salve Cristian, a tal proposito è uscita proprio oggi online la nostra intervista a Piero Sassone di Icif. Le indico il link perchè credo che potrebbe in qualche modo interessarle:

      http://www.igrandivini.com/polemiche-expo-2015-e-eataly/

      Preferisco evitare di fornirle il mio personale punto di vista, ma ben volentieri ho fatto in modo di chiedere la propria opinione a chi ha già partecipato ad altre esposizioni.
      La ringrazio per il suo commento.

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