venerdì , 20 ottobre 2017
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Enrico Paolucci racconta la sua arte tra “pittosculture”, quadri e originali packaging delle bottiglie di Podere Albiano

Si dice che il buon vino sia come una bella donna: può indossare qualsiasi vestito ed essere sempre affascinante, ma un abito di alta moda la rende irresistibile. Sembrano averlo bene inteso Alberto e Anna, proprietari di Podere Albiano, che per le loro etichette si sono affidati a Enrico Paolucci, pittore e amico, che realizza sculture e pannelli dalle connotazioni alquanto singolari. Ed è proprio l’artista a raccontare la sua arte e a rivelare come è iniziata la collaborazione per Podere Albiano.

 

L’arte ha sempre fatto parte della sua vita? Come ha avuto inizio la sua carriera?

Dopo la laurea in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Siena e due anni di praticantato in uno studio di avvocati, ho deciso di seguire la mia vocazione artistica, una vocazione sempre presente in me ma che non avevo mai ascoltato fino in fondo. Ho iniziato, quindi, abbastanza tardi – avevo 36 anni- come autodidatta, dipingendo delle decorazioni dell’albero di Natale e servendomi dei colori di mio padre, pittore anche lui. Per tutto il primo anno realizzai sculture per me stesso e continuai a lavorare in un’assicurazione. Successivamente presi un piccolo stand alla mostra dell’artigianato a Firenze, vidi che c’era ampio interesse e continuai. Adesso sono passati 20 anni da quel momento, nel frattempo c’è stato un affinamento della tecnica e dal 2003 alcune opere sono in mostra permanente presso la Galleria Sciaccheart di Riomaggiore in provincia di La Spezia.

  

A proposito della tecnica, con quale materia realizza le sue opere?

“In un primo momento mi sono dedicato all’arte del modellare l’argilla, ma dopo poco sono passato a trattare la cartapesta, un materiale che utilizzo ancora oggi. Con questa tecnica, da me riveduta, realizzo sculture e pannelli in bassorilievo che poi dipingerò, nascono così  le mie “pittosculture”. Questa operazione, che unisce pittura e scultura, ci ricorda un pensiero di Leon Battista Alberti: Raro sarà chi possa bene dipingere quella cosa della quale egli non conosca ogni suo rilievo.

 

Il pesce è un soggetto molto ricorrente nelle sue sculture e pitture, ha un significato particolare?

Il pesce è il primo animale che ho realizzato. Presi un filo di ferro e un nastro adesivo, ne intravidi la forma e realizzai così la prima figura … da allora è sempre stato uno dei protagonisti indiscussi delle mie opere.

 

Oltre al pesce, però, vi sono anche altri animali che figurano nelle composizioni artistiche, ne è una sintesi il pannello “Circe e i suoi amanti”: a cosa è dovuta questa scelta?

Il pesce, come ho già detto, è il primo animale che ho creato ed ha avuto una grande fortuna, invece il cinghiale è l’animale del luogo in cui sono nato e vivo, la Val d’Orcia, oltre ad essere il simbolo della forza e del selvaggio. Il gallo e la civetta, infine, sono due animali che indicano il passare del tempo: il gallo con il suo canto segna l’inizio di una nuova giornata, mentre la civetta, detta non a caso la nottola di Minerva, arriva alla sera, quando ogni attività è terminata. Così accade continuamente, i giorni si susseguono, il gallo lascia il posto alla civetta e viceversa.
Dai particolari degli animali che realizzo, poi, derivano anche le mie opere astratte: basta osservare il colore delle squame della scultura di un pesce per accorgersi che le stesse sfumature sono presenti in un pannello.

 

Il celebre poeta Mario Luzi l’ha definita “l’artista ideale per celebrare questi paesaggi, queste terre, queste atmosfere, questa luminosità”, riferendosi alle sue opere che rendono onore alla Val d’Orcia.

Non mi abituerò mai alla bellezza di questa terra che cambia colori e aspetto secondo gli agenti atmosferici. Nei miei pannelli realizzo un’estrema sintesi della Val d’Orcia: riprendo la sensualità delle curve sinuose delle sue colline, come quelle di una donna, e ne ricostruisco l’architettura usando i segni del lavoro nei campi come fregi ornamentali, gli stessi tanto cari al poeta Luzi, evitando il clichè del cipresso. Il mio obiettivo è quello di dare la sensazione dell’impatto della prima visione di chi si affaccia ad ammirare il panorama della Val d’Orcia.

 

Ed è sempre la Val d’Orcia ad essere protagonista delle etichette che realizza per i vini di Podere Albiano. Come è iniziata la vostra collaborazione?

Ho conosciuto Alberto Turri intorno alla metà degli anni ‘90 e nel 2002 abbiamo iniziato a pensare ad una collaborazione. I loro vini, prodotti nel territorio dunque in Val d’Orcia, sembravano sposarsi perfettamente con le mie opere che ritraggono le bellezze del territorio e, seguendo la filosofia secondo la quale il vino si beve prima con gli occhi che con la bocca, ho realizzato i vari packaging per i prodotti di Podere Albiano. In essi compaiono i soggetti che dipingo abitualmente, come le colline toscane, il gallo, il cinghiale e le figure dei pettegoli, ritratti anche in un pannello, alternando il gesso ed il colore nero.
Sono passati alcuni anni ormai e, senza ombra di dubbio, posso affermare che l’idea è stata fruttuosa. Durante le fiere o le manifestazioni enologiche in molti sono quelli che chiedono informazioni su chi sia l’autore dei packaging delle bottiglie: oserei dire che il vino di Alberto e Anna è una gioia sia per il palato, sia per la vista.

 

 

Enrico Paolucci tells us about his art passing through his “painted sculptures”, paintings and singular packagings of the wines produced by Podere Albiano.

We always say that a good wine is like a gorgeous woman: she can wear every kind of dress remaining fascinating, but a haute couture dress makes her irresistible. That was well understood  by Alberto and Anna, owners of Podere Albiano, which created their labels chosing to collaborate with their friend and painter Enrico Paolucci, which creates very singular sculptures and panels. In fact, it’s directly this artist who will talk about his art and how his collaboration with Podere Albiano begun.
Did art always has been part of your life? How did your career begin?
After my graduation in Law at the Università degli Studi di Siena and two years of practicing in a legal office with advocates, I decided to follow my artistic vocation. A vocation that was always present inside me but which I didn’t consider in the end. So i started kind of late (I was 36) as a self-taught, painting the decorations of our Christmas tree with the colours of my father, a painter like me. For all the first year I created sculptures for myself and continued to work for an insurance company. Successively, I borrowed a small stand at the crafts exhibition of Florence, realised that I had passion and so decided to go on. 20 years have passed since then and in the meantime I refined my technique. Since 2003, some of my works are permanently showed in the Galleria Sciaccheart di Riomaggiore, a district of La Spezia.
Talking about your technique: of which material are made your sculptures? 
At first I learnt the art of modeling clay, but I switched to work with papier-mache very soon. It’s a material which I’m still using nowadays. With this technique that I customised, I create then sculptures and bas-relief panels which I also print after. My “painted-sculptures” are generated from this process. This technique, that merges painting with sculpture, remind us about a thought made by Leon Battista Alberti: “Rare will be the one who can paint well that thing of which he doesn’t know all of its reliefs.”
Fish is a very recurrent subject in your paintings and sculptures. Does it have a particular meaning for you?
Fish is the first animal that I created. I remember that I just took some iron thread and adhesive tape, saw its silhouette and so created my first figure from that. Since then, it always has been one of the undisputed protagonists of my works.
Other than fish, instead, there are other animals which appear in your artistic compositions.  The panel named “Circe and her lovers” is a summary of this: why this choice?
Fish, as I told before, is the first animal that I created and I had a big luck with it. Instead, the boar is the animal which is originally from the place where I was born, the Val d’Orcia, other than being a symbol of strength and wildness. Finally, rooster and owl are two animals which symbolise the flow of time: the rooster makes the day begin with its singing. The owl, which was intentionally named “the nottola of Minerva” by folks , then arrives at night, when every activity is finished. This happens continuously, day after day. The rooster leaves the owl’s place and vice versa. From the details of my animals, then, i also create my abstract works: it’s sufficient to observe the colour of the scales of a fish-shaped sculpture to realise that the same shades appear also in one of my panels.
The famous poet Mario Luzi defined you as “the ideal artist for celebrating these paysages, lands, atmospheres and luminosities” talking about your works, which give honour to the Val d’Orcia.
I will never get used to the beauty of this land, which switches colours and aspect following atmospheric agents. With my panels I create an extreme summary of the Val d’Orcia:  I capture the sinuous shape of its hills, like the ones of a woman, and I rebuild its architecture employing the signs of worked fields as ornamental decorations. The same that the poet Luzi loves so much, but I avoid the cypress cliché usage. My goal is to give the impact of the first time that a person admires the landscape of the Val d’Orcia.
And it’s again the Val d’Orcia the protagonist of the labels that you created for the wines produced by Podere Albiano. How did your collaboration begin?
I met Alberto Turri for the first time in the 90’s and we begun to talk about a collaboration in 2002. Their wines, produced in the lands of Val d’Orcia, seemed to perfectly match with my works that portraits the beauties of this land and, following the philosophy of drinking wine with your eyes before than with your mouth, I created packagings for the wines produced by Podere Albiano. Inside them appear the subjects which I habitually paint, like Tuscan hills, the rooster, the boar and silhouettes of the gossips, whose I also painted on one of my panels alternating plaster and black. Some years passed since then and, without any doubt, I can affirm that it was a very fruitful idea. During exhibitions or wine events many are the ones who want info on the author of these packagings: I dare saying that the wines produced by Alberto and Anna are a joy both for palate and sight.

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