venerdì , 28 luglio 2017
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Il consumo di vino bianco e di vino rosso: una ricerca delinea caratteristiche e differenze

Debora Viviani, ricercatrice dell’Osservatorio sui Consumi delle Famiglie, ci illustra i risultati della ricerca sul consumo di vino bianco e rosso commissionata dal Movimento Turismo Vino Lombardia.

Vini-bianch-e-rossi-e1334918538762Vinitaly – fra le altre cose – rappresenta anche il momento in cui fare indagine e tirare le fila di studi e ricerche, per fare il punto su uno dei mille volti del settore enologico. In questo caso si parla di consumi. La ricerca commissionata dal Movimento Turismo Vino Lombardia e condotta
dall’Osservatorio sui Consumi delle Famiglie del dipartimento TeSIS dell’Università di Verona ha voluto infatti indagare su come i diversi vini – dicotomicamente bianco e rosso – vengono interpretati e a quali significati si legano. A raccontarcelo è Debora Viviani, ricercatrice dell’Osservatorio sui Consumi delle Famiglie.

Quali erano gli obiettivi alla base della vostra ricerca?

“Il Movimento Turismo del Vino della Lombardia cercava alcune indicazioni per rendere l’offerta enoturistica sempre più profilata sulle esigenze e le aspettative di chi arriva in cantina. Così abbiamo deciso, tramite brevi interviste dirette ai visitatori del Padiglione Lombardia, di tracciare un quadro incentrato sul consumo di vino, distinto fra bianco e rosso, in base anche al sesso e all’età del consumatore”.

Quali sono gli elementi più interessanti che sono emersi?

“La cosa più evidente è che vino bianco e vino rosso simboleggiano concetti diversi, si legano a culture e momenti di consumo molto diversi fra loro. Il vino rosso infatti coinvolge la sfera emozionale, si beve nei momenti più intimi ed è più legato alla seduzione; il bianco è invece più legato all’aspetto sociale e conviviale e si collega all’allegria, alla spensieratezza, alla semplicità e alla leggerezza di spirito. Il rosso racconta sempre di qualcosa di più su chi lo propone, perché per la sua complessità è scelto in maniera più ragionata; inoltre lo si immagina sempre più legato al suo territorio d’origine, alla sua terra di provenienza. Il bianco invece ha una funzionalità ludica, un forte aspetto di socialità”.

Ci sono altri aspetti interessanti che la ricerca ha messo in luce?

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Nella foto: Debora Viviani

“Un altro aspetto emerso dall’indagine è che la crisi ha modificato le abitudini di consumo: la prima cosa che si ricerca è la qualità e si è disposti a bere meno ma meglio. Si cerca quindi una qualità più elevata, in linea con una tendenza più generale che caratterizza tutto il mondo del food. Invece, per quanto riguarda l’età dei consumatori, la nostra indagine ha rivelato che i giovani sono più orientati al consumo di vino bianco, mentre con l’aumento dell’età cresce anche la propensione al vino rosso”.

E fra consumatori uomini e consumatrici donne, quali sono le differenze?

“È interessante notare come pur essendo ancora una prerogativa maschile, la scelta del vino rappresenti un passaggio al quale anche le donne attribuiscono gli stessi significati simbolici, dimostrando attenzione e consapevolezza nei riguardi delle scelte fatte dagli uomini. Le donne sono per lo più orientate al consumo di vini bianchi, anche se in occasioni speciali il vino rosso è spesso preferibile: in generale si registra una forte attenzione del pubblico femminile nei confronti di questo settore, da sempre considerato una prerogativa degli uomini”.

Ci saranno sviluppi futuri?

“Per il momento la nostra ricerca si è fermata qui, ma sarebbe sicuramente interessante proseguire andando a studiare le attese del consumatore e i suoi comportamenti di fronte a vini diversi, magari per provenienza: maggiore è la raccolta di informazioni e maggiori potrebbero essere le indicazioni da dare alle cantine per offrire sempre più un servizio coerente con la propria immagine e le attese del consumatore e visitatore”.

About Claudia Cataldo

Appassionata di marketing e vino, è cresciuta con la penna in mano, poi è arrivato anche il bicchiere. Ha studiato comunicazione, marketing dell'agroalimentare e infine un master in marketing del vino. Per lei il vino è sentori e aroma, ma anche etichetta, immagine, identità. E sa bene che l'imperativo per il buon giornalista, anche di vino, deve essere “stay tuned”.

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